mercoledì 4 giugno 2014

Esposto...

Aspetta…aspetta…regolo F aumento il tempo di scatto, l’esposimetro sta a +0.3 iso 400…aspetta…aspetta…

Click.

In una frazione di secondo, 1/500 o anche meno, una immagine è impressa su un sensore, e quasi istantaneamente compare davanti ai nostri occhi attraverso uno schermo lcd.
Pensate, pensate se le tanto amate "ciribiribì" Kodak da 24 scatti o 36 ( che poi erano sempre un po’ di più) ci avessero permesso tanto nel piccolo spazio del loro giallo.
Pensate se i rullini fossero ancora tra noi: quante foto in meno di aperitivi avremmo, quante macro di olive in meno avremmo, quante meno sfocature, quanti meno tentativi di cogliere un attimo avremmo.
Forse è anche per questo che prima non sentivo il bisogno della fotografia. Mi mancava il brivido dell’istante, la vedevo come qualcosa relegata ad un momento posato o atteso troppo a lungo, troppo poco spontaneo…poi la magia del digitale ha cambiato tutto, ma soprattutto la consapevolezza che davanti ai nostri occhi ogni giorno si presentano dei veri e propri quadri che meriterebbero di essere impressi.
Eh si, lo meriterebbero proprio! E allora fate largo alla luce, fatela passare, lasciate che scriva, che firmi il sensore così come firmava lo splendido rullino, lasciate che i fotoni ci bombardino, lasciateli costruire un ricordo in forma binaria! Immagazzinate, trattenete, fermate quell’istante che altrimenti passerebbe come fosse nulla… meravigliatevi dei teli azzurri che l’acqua di una cascata tesse con i lunghi tempi di posa, indagate l’infinitamente piccolo con i macro-obiettivi, lasciate che sia la vostra curiosità a chiudere il diaframma e l’otturatore, perché il bisogno di fotografia, di un certo tipo di fotografia non nasce ai compleanni in casa. Nasce dalla voglia di vedere il mondo da un altro punto di vista, nasce dalla volontà di fermare istanti rapidissimi che la meccanica del nostro essere non potrebbe fissare, ma l’infinità della nostra mente potrebbe immaginare, dalla fame di sapere cosa sta accadendo in quel preciso istante, dalla bramosia di possedere un momento irripetibile.
Il fotografo, in fin dei conti, non è nient’altro che un collezionista di attimi.
Largo allora al roteare delle ghiere come fossero tamburi di rivoltella, pronti allo “shoot” fotografico (simpatico che il verbo sia lo stesso dello sparare, e a tal proposito vi rimando al bellissimo aneddoto della Marylin sparata di Warhol) che non uccide il momento, ma lo fa vostro, con i vostri occhi, con il vostro angolo, con i vostri tempi e aperture e esposizioni. Perché, in fondo, la fotografia è un altro modo di estendere la propria anima oltre i confini del corpo, ma in un certo senso è un rappresentarla con ciò che ci circonda, è darle forma così come si fa con la scrittura. Le lettere diventano pixel e fotoni, l’errore si corregge in revisione, ma se rimane conserva il fascino dell’emotività della composizione di getto.
Ben venga, ben venga la foto corretta in modo stilistica, quella che lascia scrivere la luce.
A noi piace quella i cui autori siamo noi.


Say cheeeese!



domenica 25 maggio 2014

Lezione di Fisica? No.


Tutti conosciamo le calamite (o magneti) e le loro proprietà. Ogni calamita dispone di un polo positivo e di un polo negativo che possono anche essere chiamati polo nord e polo sud.
Se si dovesse rompere una calamita in due parti si osserverebbe che queste ultime dispongono ancora di un polo nord e di un polo sud. Potremmo continuare a sminuzzare le calamite in pezzettini sempre più piccoli. Otterremmo sempre un polo nord ed un polo sud.
Poi tutti sanno che se accostiamo il polo nord di una calamita con il polo sud di un'altra calamita queste due si attrarranno, viceversa nascerà una forza repulsiva qualora provassimo ad accostare due poli uguali.

Ora prendiamo una grande calamita che chiameremo MP. Miraccomando eh, una calamita grande grande.

Dopo un pò, cerchiamo di tirare fuori dalla MP due pezzettini più piccoli, che chiameremo F ed S. 
Questi ultimi, come detto sopra, disporranno di un polo negativo e di un polo positivo. In base alle condizioni che si creano... in base al momento, questi si attrarranno oppure si respingeranno. F ed S faranno sempre così.

Successivamente, cerchiamo di "grattugiare" MP sopra F ed S. Noteremo che parte della polvere, che chiameremo V, aderirà ad F ed S mentre la rimanente non vi aderirà, sarà respinta. Tutto dipende da come sono orientate le particelle di polvere V, ossia come i poli di V si avvicineranno ai poli di F ed S.

Prendiamo tutta la polvere che non è stata attratta e la butteremo sopra F ed S fino a che non sarà aderita tutta quanta ad F ed S.

Così facendo, F ed S sono cresciute di dimensioni fino a raggiungere le dimensioni di MP, che nel frattempo si sarà consumato perchè l'abbiamo "grattugiato".

Abbiamo parlato di Fisica?
No.

Abbiamo parlato di Famiglia. MP rappresenta il grande blocco unico, formato da mamma e papà. Dalla loro unione nascono i figli, che per esempio assumeremo essere un maschio ed una femmina, F=fratello ed S=Sorella.
Come detto sopra, fratello e sorella si respingeranno e si attrarrano nell'arco della loro vita in base a come si relazioneranno tra di loro, in base a come saranno orientati i loro poli ma si ricorderanno sempre di essere fatti della stessa materia, poichè entrambi provengono da MP.

Per ultima vi è la polvere V. Essa rappresenta i Valori. I genitori MP cercheranno di insegnare tutti i Valori migliori possibili ai loro figli. Amicizia, Amore, Famiglia, Rispetto, Fedeltà, Sincerità, Eucazione, Umiltà... Non sempre i figli capiranno le lezioni e ingloberanno questi valori nel loro modo di vivere, così come la polvere V non aderiva subito ai magneti F ed S. Dopo svariati tentativi, i valori entreranno a far parte del modo d'essere dei figli F ed S.. e i genitori MP si saranno "consumati", ossia saranno invecchiati.

Una volta che F ed S saranno sufficientemente grandi e forti, saranno in grado di attrarre un altro grande magnete, fatto di una sostanza diversa, ma che ha la loro stessa forza di attrazione.
E così via..

Precisazione: crescere, essere più grandi e forti, non significa essere cresciuti in altezza e in peso.

Significa aver inglobato tutta la polvere V.








lunedì 12 maggio 2014

Life on stage

Lo so, lo so: stavolta sono stato un po' assente, ma ho un buon motivo per esserlo stato, e ve lo voglio raccontare in queste righe che segneranno il ritorno alla "normalità". Molti di voi (e approfitto per ringraziarli) sanno già il motivo della mia lunga assenza, e per chi non lo sapesse lo dico:sono stato rapito. Alieni, extraterrestri, anonime sarde...No! Molto peggio, molto... Riscatti? Sì, pagati davvero cari... Lo confesso, me la sono cercata però, non sono stato costretto, ma lo rifarei altre migliaia di volte. Sono stato chiuso ore ed ore nello stesso luogo, spesso nelle stesse pose, con il cuore che batteva all'impazzata. Sono stato sotto luci fortissime, sempre con gli stessi vestiti...Ho perso la cognizione del tempo, dello spazio, ho avuto finanche la sindrome di Stoccolma... Ed ora che sono libero posso dirlo, posso dire chi erano i miei rapitori! Appuntato scriva: il cittadino A.G. veniva trattenuto nel suo volere da...da... DAL TEATRO! Ebbene sì, lo confesso:sono stato rapito dal palcoscenico! Ma non un palcoscenico qualunque, ma il palcoscenico del Musical!!!! Prove, prove e ancora prove, passi passi salti attacchi, cambi costume, cori...sì, sì, ancora, sempre di più...scusate il delirio da overdose di Voltaren ma quando hai un sogno che diventa realtà,  e una realtà che è passione questa è una delle controindicazioni: la dipendenza con l'assuefazione. Non senti stanchezza, non senti il calore delle luci, non senti più il tuo quotidiano ma ti senti un po' israelita, un po' 80's e un po' egizio...dimentichi il tuo profilo, dimentichi i tuoi occhi struccati o la tua pelle colore naturale, i tuoi vestiti quotidiani diventano la tua maschera, la tua casa diventa la finzione, i tuoi amici il cast...tutto si scambia in quel turbinio di emozioni, tutto ciò che prima era copione diventa realtà,  e tutto ciò che era realtà diventa recita momentanea. Inizi, inizi a vivere una reale finzione che consideri una finta realtà, una bellissima finta realtà. Sorridi, sei triste, sei arrabbiato, scontroso ma dentro sei solo gioia all'ennesima potenza ed emozione vera. Balli, canti, stringi mani, saluti in un vortice costruito ad arte per coinvolgere te e chi ti guarda...
Che magia, che grandissima magia il teatro...
E che grandissima sofferenza vedere il vero backstage di uno spettacolo così. Sì, il vero backstage, quello fatto di chi non ti supporta, di chi rifiuta di aiutare l'arte, di chi incassa 2000 € davanti a te e rifiuta di dartene 30 con la scusa della crisi, " no grazie non ci interessa!" manco fossero soldi per la droga. E' vero, forse un po' sono per la droga, ma per una droga meravigliosa quale è l'arte, la cultura, la voglia di testimoniare che, in fondo, in una città che sembra morta la morte non ancora vince. 
Esperienze così ti fanno capire quanto sudore c'è dietro a quei visi, quanto in fin dei conti l'arte meriti di essere aiutata, quanto quei 10€ buttati lì per un biglietto siano un piccolo contributo a tenere in vita ciò che ci distingue dagli animali, ciò che ci fa brillare sotto la luce del Sole e nel pieno dell'Universo: l'intelligenza.
Voi direte che parlo così perché ho vissuto in prima persona tutto ciò, e in parte vi do ragione, ma solo in parte; perché prima avrei titubato un secondo prima di spenderli quei 10€ e avrei cercato un amico che mi facesse compagnia, ma ora non tituberei più: una, due birrette le bevi e finiscono, una canzoncina ti rimane in testa, un'opera ti rimane nella mente e nell'anima, ti accresce più di quanto ti riempia una mera consumazione alcolica.
E ora...ora vi scrivo in una sorta di depressione del post, di quelle che vengono quando finisce qualcosa e non si vede l'ora che ricominci, perché sono sicuro che ricomincerà...

Alla fine i miei sentimenti sono andati SOLD OUT.






giovedì 8 maggio 2014

Most Valuable Person

Qualche giorno fa è stato assegnato il premio di MVP, il premio individuale più ambito nel mondo NBA, il Campionato professionistico Americano di Pallacanestro.
MVP è l'acronimo di Most Valuable Player, ovvero il giocatore col "valore maggiore", quello più bravo e colui che riesce a far rendere al massimo il propri compagni di squadra.
Per essere più chiari, il titolo di MVP sta alla Pallacanestro come il Pallone d'oro sta al calcio.
 
Quest'anno l'ha vinto Kevin Durant, venticinquenne di 206 cm per oltre 100 kg.
Durant è il giocatore più forte del mondo (dopo LeBron James), guadagna decine di milioni di Dollari all'anno, può possedere tutto quello che vuole, ha fan sparsi in tutto il globo ma il suo discorso di ringraziamento mentre ritirava il premio è stato qualcosa di disarmante. Ha dimostrato di possedere un'umiltà che forse nemmeno il più sfigato del mondo di sognerebbe mai di avere.
Col suo discorso ha mostrato la sua anima e l'uomo che si cela dietro quel giocatore formidabile.

Ha ringraziato singolarmente tutti i compagni di squadra per ogni piccolo gesto che accompagna le loro giornate di giocatori. Li ha  ringraziati per essere suoi amici, prima che compagni.

Poi, per ultimo, fermandosi spesso a causa delle lacrime, ha ringraziato la madre:  
“Non penso che tu sappia cosa hai fatto. A 21 anni eri un genitore single, madre di due figli. Continuavamo a spostarci da un appartamento all’altro, ma uno dei ricordi più belli che ho è quando ci siamo trasferiti nella nostra prima casa: niente letto, niente mobili, ma ci siamo seduti in una stanza e ci siamo abbracciati forte, perché è così che pensavamo di farcela. Mi ricordo che mi svegliavi di notte in estate per farmi allenare, mi incitavi alle partite quando avevo 8-9 anni. Non dovevamo nemmeno essere al mondo ma tu ci hai dato speranza: ci hai tolto dalla strada, ci hai vestito, ci hai sfamato anche se tu andavi spesso a letto senza cena. Ti sei sacrificata per noi. Il vero MVP sei tu”.

Altro che Most Valuable Player.

Most Valuable Person




mercoledì 30 aprile 2014

Racconto di un viaggio meraviglioso



Chi di noi non ha WhatsApp? Chi di noi non impazzisce nel leggere i millemila messaggi che arrivano dai vari gruppi?
Io ho un gruppo particolare, si chiama Family Messenger. Vi fanno parte tutti i membri della famiglia allargata: fratelli e sorelle, cugini e cugine, zii e zie, fidanzate, fidanzati, mariti e mogli dei su citati.

Oggi pomeriggio sono stato letteralmente tempestato dai messaggi di mia cugina, A., che ha fatto meravigliosamente morire dal ridere tutti noi componenti della "Family". Non potevo non condividere con voi questo monologo geniale, degno dei più famosi e noti monologhi di Zelig.
Ecco il suo Racconto di un "normale" viaggio Bologna-Pesaro.
Metto insieme tutti i messaggi che ha mandato in un paio d'ore su WhatsApp.



Trenitalia, signori!

Il treno non parte perché la gente non ci entra tutta. Posti pieni, corridoi GREMITI e persone che occupano anche l'ultimo gradino prima della porta. Ci sono persone fuori dalle porte inutilmente in fila. Saturazione massima. Facendo un rapido calcolo rimangono fuori almeno una cinquantina di persone. Fra cui io. Yay!
Ok, io sono salita. Saranno rimaste giù almeno una quarantina di persone, che possiamo già definire "superstiti". Domani le sentirete nelle interviste a Studio Aperto "Che tragedia, povere persone, e pensare che su quel treno ci sarei dovuto essere anche io". La lotta alla  sopravvivenza ha ora inizio.

Ragazzi se non scrivo muoio.
Sono come quelle persone che si perdono in montagna nel bel mezzo di una bufera (seguita da tormenta, seguita da valanga) e se si addormentano muoiono. Ecco, io idem ma per asfissia.

C'è un film che si chiama "Il treno della vita"? Parla dei deportati ebrei durante il nazismo.
Ma no, io per rispetto non farò nessun riferimento a quell'episodio. No, io penserò invece di stare partecipando ad un esperimento di gruppo. "Possono VENTISEI persone [contate] occupare lo spazio ridotto adibito all'uscita di un vagone treno, avendo ciascuna 20 cm cubi di spazio a disposizione?"
Non solo. Quando scenderà il buio e stremata dagli stenti e dalla fame mi addormenterò, allora per la prima volta nella mia vita potrò provare l'esperienza unica dei cavalli che dormono in piedi. Tanto siamo così pressati che non può cadere nessuno.
Passeremo qui l'intera vita e diventeremo tutti una grande famiglia.

Eh ragazzi, mi dispiace abbandonarvi. La natura ha scelto così.
Ma no, funziona benissimo. Vedo già all'orizzonte un controllore cercare di farsi largo fra la folla. Secondo voi se si mettesse a chiedere i biglietti cosa accadrebbe?
A) linciaggio;
B) lancio del controllore da finestrino;
C) provviste di alimenti per i tempi di fame che arriveranno (non fate gli schizzinosi, ad un certo punto il cannibalismo sarà l'unica risorsa di sostentamento);

Vedo già gente guardare con aria famelica il braccio che riesco ancora a muovere per scrivervi. Spero solo che per quando mi verrà decapitato avrò già perso sensibilità anche nella parte superiore del corpo.
Insomma non chiamatemi più Arla, chiamatemi MangiArla.
Quando fra qualche migliaio d'anni gli archeologi ritroveranno i nostri corpi fossilizzati, gli studiosi teorizzeranno che nel 2014 esistessero persone dalla mole immensa composte ciascuna di 26 teste.
La specie d'uomo Trenitalia Trenitalis, più semplicemente e volgarmente nota come Pendolaris.

BUONE NOTIZIE!
Ho fatto la battuta dei 30 centimetri cubi e hanno riso tutti. Forse il mio braccio sarà l'ultimo a salvarsi. Sì, diventerò la regina e la guida spirituale di questa povera gente, simbolo universale di difesa dell'umanità, l'ultimo baluardo alla civiltà civile.
Io e il mio braccio diventeremo più famosi della statua della libertà. Solo che al posto della fiaccola io terrò uno smartphone.
Rivedrò il celebre motto di Giovanna d'Arco in "Chi mi ama non si muova (ma soprattutto non mi mangi)"
"Stay HUNGRY, stay foolish"??? Ma per l'amor del cielo, non sia mai!
E a proposito di Steve Jobs... Iniziano i deliri allucinatori.
La gente sta cercando di mangiare l'iPhone perchè c'è disegnata sopra la mela.
La riserva d'aria sta diminuendo. Ci è rimasto solo un 7% di ossigeno. Vedo strani unicorni che volano. E pony colorati. E sento Eric Clapton che canta "Heaven" e mi pare di intravedere ance Virgilio (beh se non altro finalmente conoscerò Dante).
La mia vita mi scorre tutta davanti e io riesco a pensare ad una cosa soltanto: Ma come mi era venuto, quella volta, di farmi le meches gialle ai capelli?
Ricordatevi che vi ho voluto bene. Portate avanti il family messenger anche quando io non ci sarò più, e cercate di riunirvi tutti quanti almeno una volta l'anno. Addio a tutti.

Sì, le mie disavventure hanno finalmente avuto un termine. Non potendomi dire ancora del tutto salva, scrivo l'ultimo capitolo di questa storia, sia mai che durante il viaggio abbia preso qualche strana malattia da contagio.

Credevo che la cosa difficile fosse rimanere lì in piedi, in mezzo a tutte quelle persone, per due ore di fila. Invece con sommo stupore -e fra indicibili tormenti- ho scoperto che ancora più arduo era l'atto di scendere. Sì perché considerato l'equilibrio precario su cui poggia una simile struttura umana, se fai un passo falso rischi di romperti 2 costole, perforarti un polmone, perdere la vista all'occhio destro, la dignità, la laurea di tua nipote che ha 16 mesi e pure di essere risucchiato da un buco nero (esatto, sui regionali Trenitalia ci sono anche loro). In confronto giocare a Jenga è una passeggiata, fai un viaggio così e quando scendi ti ritrovi il rettore della facoltà di architettura con la pergamena in mano che ti dà una laurea ad honorem.
Happy ending?
No. Perché quando credi che finalmente tutto sia finito e che gli dei arridano al tuo ritorno a casa come fecero con Ulisse dopo vent'anni di peregrinaggio, ecco che devi scegliere: o scendi tu o scende la valigia. Di certo non entrambe.
Ed io, signori, ho scelto LA VITA!
Non vi dico quando sono scesa. Raccolti in me tutto l'entusiasmo e la commozione di quel povero Cristoforo Colombo che ormai da due mesi navigava con le sue tre caravelle (la Nina, la Pina e la Santa Maria) e all'improvviso la vide. Una linea sottile, quasi un miraggio. Forse che si trattasse solo di un sogno? Ebbene no, era proprio lei.
"TERRA!"



La prossima volta che vedete una bella ragazza bionda scrivere incessantemente per due ore sul suo Smartphone, pensate che forse sta componendo un capolavoro comico come questo.

E voi? Raccontateci le vostre avventure.

domenica 27 aprile 2014

Riflessioni

Riporto una piccola parte di un discorso di Benjamin Zander, direttore d'orchestra e famoso oratore.



Ho una definizione di successo. È molto semplice. Non riguarda la ricchezza, la fama e il potere. Dipende da quanti occhi brillano attorno a noi.
Ho un pensiero che esprime quanto quello  che diciamo faccia la differenza.
Le parole che escono dalle nostre labbra. Ho imparato questo da una superstite di Auschwitz, una dei pochi. Arrivò ad Auschwitz quando aveva 15 anni e suo fratello ne aveva  otto. I suoi genitori erano dispersi.
Mi disse:"Eravamo sul treno per Auschwitz e ho notato che mio fratello non aveva le scarpe. E dissi:"Sei così stupido, non riesci nemmeno a non perdere le tue cose! Nel modo in cui una sorella maggiore si rivolge ad un fratello minore".
Purtroppo è stata l'ultima cosa che gli ha detto perché non l'ha mai piu rivisto. Lui non si salvò. 
Così, quando uscì da Auschwitz, fece una promessa. Mi disse:" Uscendo da Auschwitz verso un nuovo inizio, feci una promessa. Promisi che non avrei mai più detto nulla che potesse essere l'ultima di tutta la mia vita"

Non aggiungo nulla.

venerdì 18 aprile 2014

I'm singing in the rain...

Domenica sera sono rimasto affascinato dalle spledide parole pronunciate dall'astronauta italiano Luca Parmitano in una conversazione con Fabio Fazio.
Definirlo "ispirante" è riduttivo.




Ricollegandosi all'intervista precedente al Presidente Napolitano afferma: "Il Presidente ha usato un'espressione che mi ha colpito, ha detto: siamo stati sfiorati dal vento della storia e non ce ne siamo accorti. Io invece sento, adesso in questo momento, che il vento della storia sta soffiando fortissimo.
In Italia c'è un'opportunità straordinaria che è quella di spiegare le ali e farsi trasportare da questo vento della storia ed esserne protagonisti. Credo che ci sia la possibilità di raccontare una storia, una storia di opportunità.
Io sono siciliano, sono nato in quella che viene considerata periferia dell'Europa.
Penso al mio percorso che dalla Sicilia mi ha portato, attraverso l'Italia, attraverso l'Europa, fino allo spazio. L'agenzia spaziale europea non ci sarebbe se non ci fosse l'Europa. Io non ci sarei arrivato senza gli sforzi di tutti gli italiani.

Queste parole sono davvero eccezionali e vanno a calcare quelle pronunciate in un famoso discorso da Albert Einstein: " La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E’ dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. [...] Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E’ dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza."

Noi giovani, dovremmo prendere queste parole, di Parmitano e di Einstein, e farne tesoro. Quale insegnamento più grande possono fornirci persone cosi "Immense", che hanno fatto e che faranno la Storia dell'uomo?

Poi Fazio gli chiede: "Che cosa ti manca di più di quei sei mesi nello spazio?"
E Parmitano: "E' una domanda difficilissima.. perché mi manca tutto. Mi manca la vita nello spazio. Lo sguardo privilegiato dell'occhio dell'astronauta è una componente fondamentale della vita di un astronauta in orbita."

 Successivamente Fazio, con le sue domande sempre, a parer mio, curiose e quasi timide col suo modo di porle, ma le stesse che avrei posto ad ognuno dei suoi ospiti, chiede: "Sai cosa mi chiedo? Se uno quando torna può continuare a guardare le cose nello stesso modo oppure è come se ti manca una dimensione, ovvero come aver conosciuto la cosa più dell'Universo e poi non averla più."
Parmitano:"Sicuramente ti cambia, ti cambia la visione, ti cambia il modo di vedere le cose, anche quelle più semplici. Sai qual è la differenza? Vivere in orbita significa vivere anche la cosa più mondana in modo straordinario e qui sulla terra invece, mi sono reso conto che, adesso, guardo la cosa più ordinaria con uno sguardo di straordinarietà. Me ne rendevo conto qualche giorno fa a Houston, guardando una pioggia molto forte. Ho sentito questo rumore scrosciante della pioggia che non sentivo da tempo. Magari questo può non piacere perché uno potrebbe avere voglia di fare una passeggiata... ma nello spazio non c'è, non si può vedere. Dallo spazio vediamo i lampi ma non possiamo sentire nulla."




Quanto è meraviglioso quello che ha detto:"Guardo la cosa più ordinaria con uno sguardo di straordinarietà".

E lì mi sono chiesto: perché l'uomo apprezza maggiormente le cose dopo averle perse? Perchè dobbiamo aspettare di non avere più un Amico, un Amore, una città.. o qualsiasi altra cosa per poterne sentire la mancanza? Non vi capita mai di sentire la mancanza di una persona nonostante ce l'abbiate accanto? A me capita spesso, tutte le volte in cui sono intenzionato a godermi totalmente gli attimi passati con le persone care, perchè so che quando andrò lontano da loro mi mancheranno moltissimo.

Luca Parmitano prosegue poi parlando di quella che rintengo essere la prima caratteristica che distinque l'uomo dagli altri animali, l'essere curiosi.
Alla domanda di Fazio: "Perché dobbiamo mettere i piedi su Marte?"
Parmitano: "Ci sono due motivi. Uno, è nella nostra natura, nella natura dell'esplorazione. A noi non basterà mai avere una foto, noi vogliamo sprofondare i piedi nella sabbia per poi vedere cosa ci sia dietro quel pianeta.
La seconda è più filosofica. Quando noi pensiamo a quello che ha fatto l'uomo nell'arco della sua evoluzione. Noi siamo l'homo sapiens. Abbiamo guardato i pesci ed abbiamo imparato a nuotare, abbiamo guardato gli uccelli e abbiamo imparato a volare nel cielo, poi ad un certo punto ci siamo innalzati al di sopra della natura e siamo andati nello spazio, dove non c'è nulla che ci abbia potuto insegnare a farlo. Questo ci ha fatto superare la nostra condizione e un giorno ci evolveremo in un altro tipo di uomo e andremo lì su Marte a fare quelle foto."

Del resto, come esclama Al Pacino in Profumo di donna: "Se smetti di essere curioso sei bello che morto"


La prossima volta che un acquazzone estivo vi travolgerà, cosa farete? Vi riparete sotto un balcone?

Io no. Ho in mente qualcos'altro...