lunedì 3 marzo 2014

Banalità - Il mio secondo post.

Prima di parlare del mio secondo post non posso non parlare del mio primo post su questo blog. Risale a circa 8 mesi fa. Molti di voi nemmeno mi conosceranno, perché la mia assenza/falsa presenza è stata un po’ la costante in tutti questi mesi. Mi rimane difficile trovare l’ispirazione, certe notti (non quelle di Ligabue) c’ho provato seriamente a scrivere qualcosa ma l’unica cosa che mi passava in mente era una banalità anche peggiore di queste 4 righe buttate giu’ finora. A me la banalità non piace. Aspettate, non sempre. Diciamo che qualche volta è necessario parlare, dire, scrivere banalità. Molte persone vivono di banalità e lasciano che la loro esistenza sia segnata da questa caratteristica e preferiscono o non sanno come lasciare il segno. Già, lasciare un segno. Vi chiedo cosa significa per voi lasciare il segno. Mi è venuta in mente di colpo un’immagine tratta dal film 21, nel quale il protagonista Ben Campbell consegna la sua domanda di borsa di studio per la Harvard Medical School e il preside (o qualcosa del genere) gli dice che quella borsa viene assegnata a qualcuno che “strega”, a qualcuno che salta subito agli occhi. (vi consiglio di vedervi il film se non l’avete già fatto). Cosa significa per voi saltare subito agli occhi? Che tipo di persone vi colpiscono positivamente e quali negativamente? Una massima a me cara è questa:

“Non c'è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”

I primi link di Google l’attribuiscono ad Oscar Wilde, come il 99,7% altre citazioni che rimbalzano sul web, Facebook etc.  Per me la prima impressione che ho su una persona conta tantissimo. Eppure, se ci pensate bene,  i rapporti cominciano sempre da una banalità, da una affermazione banale, da una presentazione banale e poi, a seconda delle persone coinvolte, evolvono in una direzione piuttosto che in un’altra. Dipende da noi decidere quanto banale deve essere la nostra banalità (concedetemi questa affermazione tautologica e anche un po’ “marzulla”). Paolo Villaggio, nell’introduzione del libro “Fantozzi” (ne conservo una copia nel bagno per una lettura e una dose di autostima mattutina) parla della sua capacità di ricondurre qualsiasi discorso sempre sui soliti 5 argomenti “collaudati”, tanto da intrappolare salotti romani, tavolate di ristoranti milanesi alla moda etc. Per Villaggio, i 5 argomenti collaudati erano “il passaggio dal socialismo al comunismo, nuovi esempi di cinema underground americano, il secolo di Luigi XIV, magia e ipnotismo, sud-est asiatico”.  Chi di noi non ha un argomento collaudato? Tutti ce l’abbiamo (spero). E’ un po’ come l’argomento a piacere all’esame dell’università preparato il giorno prima. Ci sono cose di cui preferiremmo parlare e di cui magari riusciamo a dare anche l’idea di essere tra i più grandi esperti in circolazione. I miei argomenti collaudati sono sostanzialmente la musica e il doppiaggio e mi piacerebbe tanto collaudare anche la fotografia. Queste cose provocano in me qualcosa di bello e di fortemente personale, suscitando delle emozioni che poi si traducono nel desiderio di condividere con gli altri la bellezza che io riesco a trovarci. Allora vorrei rivedere con voi l’idea di banalità, correggendola a valle delle considerazioni e di ciò che ne è appena venuto fuori. Cos’è la banalità? La banalità è una qualunque cosa priva di emozioni, di alcun sentimento (positivo o negativo che sia), qualsiasi cosa che nasce e muore nello stesso momento, qualcosa che non è sopravvive a sé stesso, qualcosa che non verrà mai più ricordato e ripensato. La banalità è indifferenza verso ogni situazione, che sia un sorriso, un “ciao”, uno sguardo. I piccoli gesti, quelli semplici, quelli più comuni (quelli che dovrebbero essere più spontanei) sono quelli che rischiano di più di essere sommersi dalla banalità. E se penso a come evitare di cadere in questo turbine di banalità, penso ai miei amici, all’ultimo giovedi in cui ci siamo divertiti insieme e al modo che abbiamo in comune di vedere la vita… e mi viene in mente una frase di una canzone di Lucio Dalla:

“cosa sarà che ci fa lasciare la bicicletta sul muro e camminare la sera con un amico a parlare del futuro”



E anche se questa frase allude ad un’immagine di amicizia un po’ vecchia, quasi abitudinaria, la cosa più sbagliata che si possa pensare è che essa sia semplicemente “banale”.

giovedì 13 febbraio 2014

L'amore ai tempi della collera

Beh, San Valentino.
San Valentino penso sia un po’ come Natale, con la piccola differenza che, oltre ad essere tutti più buoni, si è anche tutti un po’ più innamorati.  Cuori, cuoricini, piccioncini, palloncini, pupazzetti: chi più ne ha più ne metta. Chi non ha letto il vecchio post di questo particolare giorno può leggerlo (http://imitazionedellavita.blogspot.it/2012/02/be-my-valentine.html), ma ora cambiamo un po’ timbro. Le luci, gli “spot” , come si direbbe sul palcoscenico, sono puntati sul senso dell’amore, e più in particolare sull’amore fra persone dello stesso sesso; argomento quando mai spinoso, che lascia adito a mille mila interpretazioni, opinioni, critiche, occhi sbarrati o esterrefatti.
Non so se vi è capitato di vedere quel video su internet  in cui dei bambini vengono intervistati riguardo a cosa sia l’amore e a cosa pensano dell’amore omosessuale (se non lo avete visto ve lo incorporo nel post, così potete farlo); dopo un primissimo senso di sbigottimento, e dopo che qualcuno ha addirittura confidato quelli che sono i sentimenti dei propri genitori a riguardo ( assolutamente non condivisibili ), la loro risposta è più o meno univoca: se si vogliono bene il problema dove è?


Sapete perché i bambini rispondono così, e risponderebbero così anche alcuni adulti? Ve lo spiego io in una parola unica, anzi più unica che rara al giorno d’oggi: AMORE.
I bambini focalizzano la loro attenzione sulla parola “Amore”, gli adulti (o alcuni adulti) la focalizzano sulla parola “omosessuale”, e non è una novità questa constatazione: chi conosce il sesso inevitabilmente vede l’amore un po’ più dietro le quinte, o almeno non lo vede come lo vedeva prima.  Il protagonismo di quello che è il sentimento più bello diventa co-protagonismo all’edonismo sessuale, l’innocenza del bacio pieno di emozione sfuma i propri contorni in favore di una silhouette fisicamente attraente, il monopolio del battito accelerato cade in favore di un oligopolio di emozioni, di pensieri più o meno scabrosi.
Ecco l’amore degli adulti.
Vedete, per l’amore potrebbe essere realizzato un quadro  molto molto simile a quello che Tiziano ha realizzato narrando le tre età dell’uomo, ma con una maggiore vicinanza fra la figura anziana e quella bambina.
Tiziano: "Le tre età dell'uomo"
Infatti l’anziano, che si stacca dal desiderio sessuale, torna ad una concezione dell’amore che è molto più vicina a quella del bambino rispetto a quello dell’adulto, più votata al sacrificio per l’altro e alla tenerezza.  L’anziano, tuttavia, conserva il moralismo dell’adulto, ossia conserva il pensiero sessuale dell’adulto, e pertanto risulta comunque critico nei confronti dell’omosessualità. Ma allora, quale è la giusta concezione dell’amore? Io non sono qui per insegnarvi qualcosa, non posso farlo e non voglio ambire a posizioni che non mi spettano, non voglio girare con un pullmino al suono di improbabili riarrangiamenti di canzoni dei Beatles, ma voglio invitarvi a riflettere. I vostri figli, i vostri nipoti o cugini hanno imparato la sessualità grazie ad un vostro esempio o spiegazione, o piuttosto hanno appreso tutto dal mondo che li circonda, dal cinema, dalla tv, dai libri, dalle 50 e più sfumature, dai “Porky’s” o “porci con le ali” più diffusi?
Riflettete, ora che è il periodo dell’amore, sul vero significato di questa parola e guardate che anche il Treccani segue lo sviluppo dell’idea di Amore che abbiamo noi: da “Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia” a “Sentimento che attrae e unisce due persone (ordinariamente ma non necessariamente di sesso diverso), e che può assumere forme di pura spiritualità, forme in cui il trasporto affettivo coesiste, in misura diversa, con l’attrazione sessuale, e forme in cui il desiderio del rapporto sessuale è dominante, con carattere di passione, talora morbosa e ossessiva.”
L’Amor che move il sole e l’altre stelle.

Be my Valentine.

giovedì 6 febbraio 2014

Happy blogday!

Lo specchio riflette
un sorriso,
la gioia del vero bambino.
Le scarpe piene di fango,
la testa bagnata, sudata,
di chi per raggiungere un sogno
inizia a correr da ora.
Ti guardi,
e senti di essere il centro,
e senti di essere il niente
e in fondo il niente è tutto
se solo accendi la luce.
Lascia che la vita ti afferri
rendendoti
d’ora in avanti
il suo stesso riflesso:

Imitazione della vita

Ho sempre pensato che quando si è in viaggio non ci si sposti solo fisicamente: il vero viaggio è nella nostra mente.  Però se a viaggiare si è in due, allora matematicamente ciò si esprime con ∞2, dato che la mente umana è davvero sconfinata…
Tutto ciò per dirvi e per raccontarvi questa scena dal mio punto di vista. In viaggio con l’amico sul treno e ti arriva quello che non ti aspetti proprio lì, sul tavolino di un Frecciabianca qualsiasi, quasi fosse un kit di sopravvivenza: busta di caramelle gommose a forma di cuore e  Moleskine.
Due secondi che mi hanno spiazzato, soprattutto perché prendendo in mano il taccuino quello che vi ho scorto dentro erano rotori, divergenze, e tanta altra robaccia matematica che non è parte fondamentale di questo post.  Ma no, non era quello il fine del blocco, bensì un brainstorming per quello che dovrebbe essere il nuovo simbolo rappresentativo del blog.
L’idea c’era, mancava il “nero su bianco”, che ovviamente si è affacciato fra le mille pagine di quello storico libercolo bianco sporco, e insieme a tratti sconfinati sulla carta cominciavano a fluire i discorsi, che inevitabilmente finivano sul blog.
Uno dei discorsi di fondo è stato che a noi piace essere parte di un blog aspecifico perché “ se un giorno dovesse succedere qualcosa di brutto, chi mi ha conosciuto avrà in quello che ho scritto un pezzo di me, e chi non mi ha conosciuto saprà chi sono stato” (concetto che in quel momento non ho esplicitato io, ma che è stato più che mai calzante alla luce degli ultimi avvenimenti di cui non vi sto a parlare…). Aspecifico ma non a-tematico, come vi ho già raccontato in un altro post (http://imitazionedellavita.blogspot.it/2014/01/blog-bloche.html#more), perché è bello riflettere a voce alta, è bello fare in modo che, se il nostro sguardo si poggia anche solo per un secondo per ammirare la meraviglia di un oggetto, di un istante o di qualsiasi altra situazione, tutti possano essere resi partecipi di quel qualcosa. I momenti durano poco, in pratica un attimo, ma possono essere di una bellezza incredibile, o comunque attirare la nostra attenzione. Cerchiamo di porre la nostra attenzione solo sulle cose più belle, e godiamocele fino in fondo, fino all’ultima stilla di dolce nettare di emozione che ne possa derivare…
In queste frasi trovate quello che è un anticipo del nuovo logo del blog: una farfalla stilizzata che poggia aiutando a delineare la parola “LIFE”. La farfalla vive poco, ma è un concentrato di bellezza che poggia solo sui fiori più belli, ed è questo quello che vogliamo sia la vita che vi raccontiamo e che voi, seguendoci, ci raccontate. E ci raccontate tutto con i vostri like, le vostre visite, da ormai 2 anni da oggi, perché se esiste un “happy blogday” per noi è il secondo e vi ringraziamo di tutto questo. Partecipate, scriveteci ,chiedeteci, criticateci, amateci, odiateci, like, dislike quello che volete, ma se anche un secondo della vostra vita lo dedicate a poggiare lo sguardo su quello che vogliamo comunicarvi allora ci renderete il fiore più bello.
Vi abbiamo parlato di cinema, di relazioni personali, di destino, di sliding doors e di tecnologia, di fede e di scienza, del subatomico e dei legami universali, sempre con ironia, con voglia di cercare critica e approvazione, e con la voglia di regalarvi in pochi caratteri un momento tutto nostro e vostro per riflettere, per un “ah però” o per un “ma che c***o dice” o per qualsiasi altra esclamazione.
Grazie, davvero grazie per essere così tanti e per seguirci. E un piccolo regalo per farvi sorridere di quanto siamo “scarsetti” nel disegno ve lo facciamo: vi facciamo vedere le pagine dell’agenda Moleskine famosa.












E insieme a queste immagini, nelle quali si intravede già il nuovo logo, vi racconto un piccolo aneddoto sul simbolo. Eravamo, come vi ho detto prima, sul treno mentre pensavamo a questo logo, e la farfalla ci piaceva molto come idea, ma qualcosa comunque continuava a farci riflettere e dubitare. Ci trvavamo in metro verso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove è affrescato il cenacolo di Leonardo. Scendiamo dalla metropolitana e, continuando a riflettere sul logo, saliamo le scale per “tornare a riveder le stelle” ed ecco cosa ci si para di fronte:




vi ho scritto tante volte del destino, e questa è ancora una volta una prova di quello che vi ho raccontato.
Happy blogday.
To you


giovedì 30 gennaio 2014

Facciamo una gara?


Spesso si sente dire che l'amicizia dovrebbe essere un "dare ed avere".
Esistono tantissime citazioni  su di essa e sull'insieme di valori che dovrebbe contenere e rappresentare. 

L'altra mattina mi son svegliato abbastanza riflessivo sul tema dell'Amicizia, conseguenza forse del fatto che mi aveva contattato l'Amico dall'Australia e che stavo per andare ad un concerto con l'altro Amico. 
Vagando con la mente tra i ricordi che mi legano a questi due ragazzi ed il possibile futuro che ci attende,  mi è tornata in mente una scena alla quale ho assistito a Settembre e nella quale, ovviamente, non ho saputo trattenere la voglia di immortalare quell'istante cosi poetico.



  
C'erano due Amici, (i due che nella foto si trovano a sinistra e a destra) seduti uno accanto all'altro, che chiacchieravano con una voce dolce e delicata, tanto che facevi fatica a sentirli. Poco dopo, alle loro spalle, arriva il terzo Amico. I due di prima si allargano e creano lo spazio per far sedere il terzo amico tra di loro. Entrambi gli porgono la mano per aiutarlo a scendere quel gradone ed il terzo Amico, con molta lentezza, quasi con timore, scende il gradone e si siede in mezzo ai due Amici.
Ho scattato questa fotografia dopo essermi goduto la scena.

Quanti di noi hanno mai sognato di ritrovarsi, a 70-80 anni, assieme ai propri migliori amici? 
Come si può conservare un'amicizia per così tanto tempo?
Un modo potrebbe essere quello di smettere di pensare che l'amicizia sia un "dare e avere" e convincersi che l'amicizia sia una "gara a chi dà di più".
E quel "dare" non fa assolutamente riferimento a cose materiali.

Quando troveremo "un" amico che vorrà fare a gara con noi, toglieremo "un" e lo chiameremo "l'Amico".

E fidatevi, sarà una gara che durerà una vita.


Ps. E voi, state gareggiando con qualcuno?

domenica 26 gennaio 2014

Le giuste proporzioni


Un uomo, mediamente, impiega due anni per imparare a parlare...

Pochi giorni fa, su YouTube, mi sono imbattuto in Ernesto Sirolli, un affascinante sessantenne baffuto (nato in Italia) che ha lavorato in giro per il mondo raccongliendo onorificenze e successi ovunque.
Il titolo del suo discorso, tenuto sul palco di un TED, é: "Vuoi aiutare qualcuno? Sta zitto e ascolta!"

Ernesto inizia il suo appassionato discorso affermando che qualsiasi cosa abbia fatto nella  vita sia stata una conseguenza delle esperienze maturate durante dei progetti di cooperazione tra Italia ed Africa. Dal 1971 al 1977, Ernesto ha lavoravato per un'Organizzazione non governativa tra Zambia, Kenya, Costa d'Avorio e Somalia.
Egli racconta come ogni singolo progetto in Africa abbia avuto esiti fallimentari e come ogni volta egli ne sia venuto fuori distrutto.

venerdì 17 gennaio 2014

Blog??? Blo...che???

Questo post è un po’ particolare, in quanto potrebbe servire da risposta a quanti si chiedono: ma perché tenere un blog?

Da wikipedia: “Nel gergo di Internet, un blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica. In genere un blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete".”

Ok, la cara vecchia Wiki ha sempre una risposta per tutto, e la definizione più scolastica di un blog è proprio questa.
Al giorno d’oggi la rete è popolatissima di questi particolarissimi siti, vuoi perché in questo modo si riesce a coltivare la passione della scrittura in forma estemporanea, vuoi perché ad oggi potrebbe essere un ottimo metodo per affacciarsi ad una professione giornalistica, o addirittura per fare qualche soldino in più.
Più di una volta, per quanto mi riguarda, ho notato che i blog “specifici”, ossia quelli di fotografia, i fashion blog, make-up blog, techno-blog, ecc… riscuotono un successo clamoroso, soprattutto perché hanno avuto la capacità, la voglia, il tempo e il denaro per investire nella coltivazione di una passione che ormai è diventata un lavoro.
Però…

“Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete".”

Forse proprio questa parte di definizione serve a capire perché io, e noi, “non ci stiamo”.
Chi di noi, in un diario, scrive recensioni di prodotti? Oppure recensioni di film? Penso proprio nessuno…

martedì 7 gennaio 2014

I sogni segreti di Walter Mitty



Tra i film presenti al cinema durante il periodo Natalizio, quello che ha attirato maggiormente l'attenzione e la curiosità delle persone è stato senz'altro il nuovo lavoro, o per meglio dire, capolavoro, di Ben Stiller. Il motivo di tale curiosità è dovuta all'ingiusto paragone che in molti hanno fatto con Forrest Gump.
Si parla de I sogni segreti di Walter Mitty. 
Walter (Ben Stiller) lavora alla rivista Life, dove ricopre da sedici anni il ruolo di Editor fotografico. Attraverso le sue mani passano gli scatti provenienti da tutto il mondo, quelli che andranno a costituire le copertine e gli articoli del magazine. La vita di Walter scorre noiosa e ripetitiva fin quando non viene smarrito lo scatto 25 della pellicola spedita da Sean O'Connor, forse il più grande fotografo che lavora per Life. Nella lettera che accompagna la pellicola, Sean afferma che lo scatto 25 rappresenta la "quintessenza" della vita, il suo scatto più bello. Il problema è rappresentato dal fatto che quello scatto dovrà costituire l'ultima copertina della rivista, la quale è destinata a chiudere perchè non riesce più ad essere competitiva nell'era di internet.


Inizia così la ricerca dello scatto 25 che porterà Walter a vivere delle avventure meravigliose.
La presentazione del film è volutamente povera e poco entusiasmante. Il film va visto. Come detto, è ingiusto paragonarlo a Forrest Gump. Forrest, lo chiamiamo così perché è nostro amico, ci siamo cresciuti, ci ha fatto capire cos'è l'amore, l'amicizia e la fedeltà. Forrest è un'opera d'arte, un capolavoro che narra quarant'anni di storia americana, e lo fa attraverso gli occhi di Forrest, uno che tutti quanti vorremmo avere come migliore amico.