mercoledì 3 luglio 2013

Un semplicissimo lampione


Sfogliare un giornale partendo dall'ultima pagina e controllare i risultati della notte appena si aprono gli occhi al mattino. Queste sono un paio delle caratteristiche di un appassionato NBA, il Campionato professionistico Americano di Basket. Per quanto mi riguarda la passione è nata nel 2001 quando, tra compagni di squadra in spogliatoio, ci si passava le cassette delle partite registrate da D+. Le guardavamo fino a consumarle. Venivano a mancare pezzi di video e di audio. Non che fosse un problema, le immagini e le telecronache (del duo Federico Buffa e Flavio Tranquillo, vere e e proprie divinità per gli appassionati degli sport nordamericani) erano state memorizzate dopo millemila visualizzazioni. L'apice degli scambi e dell'euforia per avere l'ultimo VHS si raggiungeva con le registrazioni dell'All Star Game, la partita delle stelle, appuntamento annuale che si tiene nel mese di Febbraio in una delle città che ospitano una franchigia NBA. La partita vede contrapporsi East Vs West e si può affermare con quasi totale sicurezza che i giocatori selezionati siano i 24 migliori al mondo. Per essere sinceri l’apoteosi si raggiungeva con la visione della gara delle schiacciate (spettacolo in programma il giorno prima della partita delle stelle), dove i migliori atleti della lega danno libero sfogo alla loro fantasia ed al sovrumano atletismo schiacciando nei modi più assurdi. Poi uno pensava: “Vabbè, che sarà mai saltare un metro in altezza, mettere tutto il braccio nel canestro, saltare sopra un uomo alto 2,15 m, decollare dalla linea del tiro libero (ossia a 6 metri dal canestro).. che ci vuole, tanto ha gli stessi muscoli che ho anche io, è alto come me”. Poi puntualmente, durante gli allenamenti con la squadra, cercavamo di imitare quelle giocate, di provare a saltare almeno la metà della metà.. ma nulla. Del resto Newton ha enunciato la sua legge solo per noi, esseri comuni, bipedi normodotati, mica per alieni del calibro di Michael Jordan, Doctor J o Earl Manigault. L’amore è esploso definitivamente nel 2002, quando un giovane Kobe Bryant vinse il suo terzo titolo consecutivo assieme al Grande Aristotele, o il grande Cactus, o il Diesel.. insomma ci siamo capiti, Shaquille O'Neal. Mi innamorai di Kobe, del suo agonismo, della sua passione per il gioco, della sua sfrontatezza, del suo desiderio di diventare il più grande di tutti i tempi, di dominare, dei suoi occhi nei finali Playoffs, dei denti digrignati dalla rabbia... e mi innamorai del mondo NBA, l'unico palcoscenico al mondo dove puoi vedere "danzare" ballerini di due metri e 10 per 120 kg. Slogan famosi di pubblicità passate alla storia recitavano: "Poetry in motion" o "Where Amazing Happens", ed in effetti solo lì possono vedersi gesti tecnici e atletici fuori dal comune. In ogni partita NBA si può essere testimoni di giocate mai viste prima e che mai più verranno replicate su un campo da basket. Dico su un campo da Basket, perché potrebbero sempre essere replicate in un videogame. In un videogame!
Il campionato termina a Giugno ma l'abitudine di controllare il cellulare appena aperti gli occhi non mi abbandona mai. Così, qualche giorno fa, qualche secondo dopo aver aperto gli occhi (e aver abbassato la luminosità dello schermo che era al massimo e che mi aveva accecato), controllando le e-mail, leggo che un mio Amico, l'autore di questo blog, mi aveva invitato a diventare Coautore. L’idea mi ha subito allettato poiché ho sempre desiderato tenere un blog, ma ora per un motivo, ora per un altro, non l’ho mai iniziato. Non ho iniziato a dedicarmi subito al mio primo post perché impegnato nella preparazione di un esame, dopo il quale sono state necessarie almeno trentasei ore per riprendere a pensare in lingua italiana e non più in Decibel, scale logaritmiche, ampiezze e fasi. Perché poi, la cosa brutta di studiare Ingegneria è che, dopo qualche anno, inizia a diventare difficile parlare Italiano. Ecco, parlare, non parliamo dello scrivere. Si è sempre immersi in diagrammi, leggi, schemi,programmi, manuali, ecc.. che diventa davvero difficile formalizzare un periodo di senso compiuto corretto grammaticalmente.
Oltre al sottoscritto, l’Autore del Blog ha nominato un altro Coautore, Luigi. Ed ecco così che tre vecchi cari Amici, così diversi (ma con lo stesso cuore), con passioni tra le più svariate, si ritrovano a tenere un blog insieme. Tre punti di vista diversi sulle dinamiche economiche, ambientali, sociali, culturali,ecc.. Caratteri differenti che colgono e analizzano le questioni da punti di vista differenti. Per di più tre persone separate da centinaia di chilometri.
C’avete creduto? Scherzavo. La verità è che siamo tre fotografi accomunati dal desiderio di esplorare ed immortalare l’ambiente che ci circonda, di cogliere, riconoscere e forse prevedere un istante ed un ambiente unico, come un sorriso, una reazione, un abbraccio, un tramonto, un albero o anche un semplicissimo lampione. Ognuno si posizionerà nel punto che riterrà migliore per comporre la scena della propria fotografia, imposterà l’apertura del diaframma, il tempo di esposizione, la temperatura della luce, metterà a fuoco, tratterrà il respiro… e scatterà. E questo non sarà un nient’altro che un album di fotografie, non un blog. Alcune di queste saranno state scattate di getto, d’impulso, dettate da quell’istinto e quella voglia di esprimere un emozione o un pensiero fugace. Altre saranno frutto dello studio e dell’ analisi attenta, dell’attesa del momento migliore e della luce più adatta in cui scattare.


Ah! Per chiarire la questione… Si sfoglia il giornale a partire dalla fine perchè la Gazzetta dello Sport riporta le notizie relative alla NBA nelle ultime pagine, dopo averne dedicate ottanta al calcio italiano, tedesco, francese… fino ad arrivare alla quarta categoria dell’ultima Lega dell’Argentina, per poi dedicarsi agli altri Sport. Sport, non calcio.

sabato 29 giugno 2013

Cinema e 1, cinema e 2, cinema e 3!

Settimana film. 
Sapete, ho proprio una grande passione per il cinema, l’unica cosa che mi frena è che ormai il prezzo del biglietto è arrivato ad un livello tale che sembra di stare acquisendo una parte dei diritti d’autore del film, per cui sempre meno persone si accalcano davanti alle biglietterie, e le uniche code per i film che vedo sono quelle sui Bittorrent, JDownloader, ecc… (per inciso, software di download pirata ;) ).
Il buon cinema vale il biglietto, checché se ne dica, ma il prezzo andrebbe ridimensionato. Proposta degli ultimi tempi negli USA è quella di un biglietto proporzionato alla spesa per la realizzazione del film, e questa cosa mi ha fatto venire in mente, insieme a tante altre, una parte di questo post ( il titolo del post, per chi non lo avesse colto, riprende un banditore d'asta).
Vedete, in questa settimana, da grande appassionato soprattutto delle storie di supereroi, sono stato ( insieme al fidato coautore del blog, che aspetto sempre si dimostri tale ;) ) al cinema a vedere “L’uomo d’acciaio”, risposta ferro-carboniosa della DC comics al grandissimo “Iron Man”, che di diverso oltre ai poteri ha solo il materiale.
Da bambini i primi supereroi ai quali ci siamo abituati, se non altro perché cinematograficamente hanno una storia ben più remota, sono Batman e Superman, e recentemente hanno visto una grande rinascita anche grazie al genio dei Nolan, oltre ad una spropositata manciata di effetti speciali, i quali valgono totalmente il prezzo del biglietto. Ecco, secondo questa descrizione, il prezzo del biglietto dovrebbe essere, mettiamo, 20€.
Ma il prezzo del biglietto vale ciò che il film ci lascia dentro?
Ok, mi è rimasta la sensazione di volare, ci ho provato, ed ora l’Itali è fuori dalla crisi petrolifera, ma affronta spese ospedaliere per curarmi che parificano il ricavato dal greggio ;).
Mi è rimasta la voglia di sconfiggere i maledetti Kryptoniani, ma quelli in Italia mica ci vengono, già distruggiamo tanto noi del nostro patrimonio, che vengono a fare…
E poi… e poi mi è rimasta la storia d’amore di Superman e Lois Lane ( a proposito, carinissimo il gioco che la mamma di Superman la interpreti Diane Lane!). Mi è rimasta la storia d’amore di Superman e Lois??



Beh veramente no, le scene non sono proprio quelle di Reeve che scendeva roteando con la sua Lois. Mmh…proprio no.
Allora del film non mi è rimasto granché, se non 2h e passa di meraviglia e gasamento per gli effetti.
Beh, sai che si fa? Si torna un po’ al caro vecchio cinema, di quelli che costavano poco, quasi niente, ma che tanto significato avevano.
E allora così, da un discorso casuale, mi torna in mente un film che sapevo essere simpaticissimo ma non ero riuscito mai a vedere interamente, e decido di vederlo. Il titolo, per chi lo volesse, è “A piedi nudi nel parco”.
Brevemente: attori principali sono Robert Redford e Jane Fonda, ambientazione NY.
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Ora, non so voi, ma a me i film realistici ambientati nelle città reali mi fanno uno strano effetto. Per questo, ad esempio,  a NY sono entrato da Tiffany, oltre che per avere un saggio della grandissima gioielleria ( e non per domandare cornetto e cappuccino, anche se Apu nei Simpson era riuscito a farsi servire!). Per Smallville o Gotham City Ryanair non fa servizio, quindi nulla.
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La storia gira intorno ad una coppia di sposini novelli, molto innamorati, che decidono di fare la loro luna di miele all’Hotel Plaza, in un turbine di passione che praticamente li vede circa una settimana chiusi in una stanza d’albergo senza uscire mai. Ecco loro, fin quando si baciano e si toccano e si tengono stretti si sentono in un mondo tutto loro, un mondo inattaccabile anche testimoniato dalle frasi senza senso che si scambiano.
Nel momento in cui Paul (Redford) decide che forse è il caso di andare a lavoro e di lasciare l’albergo inizia la fase calante.  I due, infatti, si danno appuntamento nella loro casa appena acquistata, che si trova al 5° piano di una palazzina senza ascensore. Una casa che definire “ bomboniera” per la piccolezza è un complimento, ma che vuole simboleggiare il classico nido d’amore; a testimonianza di ciò, una delle prime cose che lei fa è riprendere bene le misure della camera, così piccola che l’unico letto che vi entra è da una piazza e mezza, per stare “vicini vicini”, e non c’è possibilità alcuna di un armadio (ma nell’idea che lei si era fatta anche in quei giorni all’hotel non erano previsti vestiti). Lo stesso per il riscaldamento, del quale non troppo si preoccupa, ecc…
Il personaggio di Jane Fonda è di quelli, simpaticissimi, iperattivi, che fanno della spensieratezza la loro ragione di vita, personaggio che contrasta fortemente con la razionalità di Redford, avvocato che cerca la scalata al successo. Ed ecco che la crisi fa capolino quando questi due mondi si scontrano al di fuori delle lenzuola, e fuori dall’abbraccio lei manifesta insicurezza, o meglio, non si sente a suo agio in una storia d’amore che non sia pura passione e spensieratezza. Lui fuori casa, lei in casa. Lui, in particolare, porta con sé una bottiglia di scotch e se ne va al parco, quello stesso parco sul quale era stato rimproverato, perché non voleva passeggiarvi a piedi nudi come invece lei voleva. Ma nella distanza lei capisce che, in fondo, ama davvero lui e lo torna a cercare, e lo vede scalzo che danza ubriaco nel parco: ora le parti si sono invertite, perché in lei c’è il senno dell’amore, mentre lui, ubriaco, fa esattamente quello che lei voleva e faceva in precedenza, per cui parafrasando si può dire che Jane Fonda risultasse “ubriaca d’amore”.
Il film poi sia avvia verso il lieto fine, ecc… e altri piccoli significati li lascio ritrovare a voi, non voglio rovinarvi il film... :) Particolare il fatto che in un film che sostanzialmente è un film d’amore, il vero “Ti amo” venga pronunciato alla fine, quando entrambi si avviano alla vera vita insieme fatta di amore passionale, spirituale e del quotidiano.
Ecco, finito il film cosa mi rimane? Penso si sia  capito… il film di per sé sembra davvero poca roba, ma porta a riflettere, e quindi diviene un gran bel film per il messaggio che riesce a comunicare. Sulla base di quanto proposto in USA dovremmo pagare 5€ per vederlo, dato il budget effettivamente di poco conto. Eppure, in realtà, questi sono i film migliori, quelli che lasciano una certa morale; anche se la città di notte risulta illuminata solo dai lampioni e non dallo spot con pipistrello, non vuol dire che non valga la pena di vedere il film.

Io personalmente rivedrei il film 4 volte. E forse una camminata a piedi nudi nel parco vale la pena farla, ogni tanto.




lunedì 10 giugno 2013

Sliding doors


Sì, lo confermo: ho una mente malata.
Chiunque ha giornalmente in mente tante cose, le sente alla tv, per lavoro, per passione. Ma le passioni sono, solitamente, qualcosa di rilassante; le parole che ogni tanto vengono in mente così, quando non si pensa a nulla, sono sicuramente legate al quotidiano, o a qualcosa che abbiamo vissuto e che sì è stabilito nel nostro inconscio, pronto a venire a galla.
Freud lo diceva, nulla avviene per caso, soprattutto perchè, come gli antichi latini insegnano ( a me no, visto che non ho studiato latino ;P ) :”Faber est suae quisque fortunae”, ognuno è artefice del proprio destino, quindi quello che noi pensiamo sia un deja- vù o simili potrebbe benissimo essere che lo abbiamo causato noi.
Quindi, adesso, proviamo a pensare a caso ad una parola, insieme.
Ecco, a molti sarà venuta in mente una parola di una canzone, Facebook, ecc...
Fortunati voi, a me l'altro giorno è venuto in mente questo: entanglement.
Ecco spiegato il meraviglioso preambolo che sembra essere il degno anticipo di un ricovero neuropsichiatrico.
Molti di voi forse non conosceranno questa parola, anche se mi vanto di pochi lettori ma acculturati. Per chi non conosce questa parola ne riporto la definizione di Wikipedia, e poi filosofeggiando un po' capirete come e perchè questa parola sia affascinante.
L'entanglement quantistico o correlazione quantistica è un fenomeno quantistico, privo di analogo classico, in cui ogni stato quantico di un insieme di due o più sistemi fisici dipende dallo stato di ciascun sistema, anche se essi sono spazialmente separati. Viene a volte reso in italiano con il termine "non-separabilità".
Letto questo, i pochi di voi che saranno ancora svegli si staranno chiedendo perchè quei due neuroni che ci sono nell'ampio del mio cranio non abbiano niente altro da fare che pensare a questo e, ovviamente, con tutto quello che ne segue, a tutti i vari principi della fisica ad esso collegati, come il paradosso EPR ( se ne volete una spiegazione scientifica vi rimando a wiki).
Zzz...zzz...zzz
Ok. Vediamo perchè ci dovrebbe affascinare un concetto che riguarda le particelle, che nulla sembra avere a che fare con il nostro mondo.
La definizione ha nascosto in sé questo: due particelle che vengono messe insieme possono influenzarsi l'un l'altra, anche se sono spazialmente distanti. Cioè le proprietà di una possono cambiare in ragione di quelle dell'altra.
Fantastico.
Pensate a quanto le particelle ci somigliano. Le persone sono come spugne, assorbono le une dalle altre, assumono comportamenti in funzione di come si comportano le altre.
Magnifico.
Ora passo all'interpretazione che mi piace di più.
Due persone lontane possono agire e influenzare ciò che succederà, magari ad altre, magari a sé. Anche la più piccola azione non è nulla, ma ha ripercussioni da qualche parte, per qualcuno. “Il battito d'ali di una farfalla può causare un tornado dall'altra parte del mondo”: avrete sentito questo concetto miliardi di volte, e in esso questo concetto racchiude anche quello di entanglement.
Visto che non è tanto lontano da noi???
Inoltre, come spesso mi capita, succede che le cose che sembrano venire in mente per caso, tali non sono. Ed ecco che, ragionando sull'entanglement, arrivo subito alla teoria che più amo, e che secondo me è qualcosa di talmente bello e profondo che sarebbe impossibile da spiegare in poche righe: la teoria dei gradi di separazione.
Vi riporto wiki ancora una volta ( proprio gliele farei ste donazioni a wiki per quanto ci aiuta!!!!)
La teoria dei sei gradi di separazione è un'ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. 
 
Al giorno d'oggi i gradi di separazione sono molti meno ( pensate che tutti gli statunitensi possono essere messi in relazione con qualcosa come 3-4 gradi di separazione medi) però la teoria non perde il suo fascino.
Ora mettiamo insieme le due cose, così come piace fare a me.
Allora qualsiasi atto che compiamo influenza qualcos'altro, o qualcun'altro, o noi stessi.
Ognuno di noi può essere messo in contatto con un'altra persona secondo un numero finito di gradi di separazione.
Ecco che le nostre azioni possono portarci ad entrare in contatto con un'altra persona, secondo delle azioni che tendono ad accorciare la distanza in termini di gradi di separazione fino ad arrivare allo 0: abbiamo creato il destino.
Conoscersi è dicotomia, è un sistema binario, entrare in contatto significa generare una certa sequenza di 1 e 0 per cui si arriva ad incontrarsi, e non ci è dato sapere cosa sarebbe successo se al posto dello 0 ci fosse stato un 1, o viceversa, anche se molto spesso ci accorgiamo che magari ci saremmo incontrati lo stesso con qualcuno (ecco che entrano i gradi di separazione!)
Dai, non succede mai, ma una volta correggiamo i latini: il destino non è proprio, ognuno è artefice di qualcosa, e quel qualcosa si ritrova specularmente nel destino di qualcun'altro, quindi non esiste IL destino, ma I destini, e non sono mai propri, ma sono una sequenza di intersezioni di insiemi che non finiscono mai.
Ci si incontra per un motivo, perchè di ogni insieme esiste il complementare,o esistono I complementari e l'entanglement e i gradi di separazione ci portano ad incontrare chi ci è meno lontano, spazialmente e sociologicamente parlando.
Quasi quasi lo cancello il post, non mi piace molto.
Però se lo cancellassi, e non lo pubblicassi, mai nessuno forse vi direbbe dell'entanglement, e forse non googlereste, e forse non andreste a vedere la serie TV flashforward che spesso lo nomina, e forse non ricordereste di aver visto l'attore in shakespeare in love, e forse non ricordereste di aver visto quel film in classe, e forse non ricordereste quella ragazza che tanto vi piaceva, e non vi verrebbe in mente di cercarla su FB, e non vi accorgereste che non è impegnata, e non provereste a cercare di contattarla tramite amici in comune ( gradi di separazione), e non uscireste insieme, e non vi sposereste, e non avreste dei figli...
Mah, quasi quasi lo lascio, che male fanno queste poche righe.

venerdì 5 aprile 2013

Tra passato, presente e...

Quando accade un evento storico si fa a gara a chi dice per primo quella fatidica frase: "Io c'ero". È una frase che secondo me riprende involontariamente il "celo/mi manca" che da piccoli ripetevamo aprendo i pacchetti di figurine.
Ecco, io quell' "io c'ero" me lo rivenderei volentieri, e con me penso se lo sarebbero rivendute molto più volentieri altre 300 persone circa.
Non possiamo mentire, non possiamo fare gli ipocriti come i tg, come i politici, come chi guardando il calendario come controllasse il proprio onomastico ricorda che il 6 aprile qualcosa è davvero cambiato. Purtroppo.
Io, noi che eravamo lì quelle maledette ore ce le ricordiamo tutte. E la cosa più strana è che di solitocalla fine di una giornata tendiamo a dimenticare tutto quello che abbiamo fatto e passato nelle ore precedenti, e quella volta invece non è successo, contravvenendo a qualsiasi teoria della rimozione, piantando una bandiera, una tacca di riferimento, un qualcosa che segna il prima e il dopo. Si contano gli anni prima e dopo Cristo, prima e dopo il viaggio di Maometto, abbiamo mille calendari sparsi nel mondo, e noi ne abbiamo aggiunto nostro malgrado uno, non affiggendolo, non cerchiandolo di rosso ad ogni compleanno, non cerchiando alcuna data. Questo soprattutto perché,  effettivamente, noi sappiamo che quello che è successo è successo il 6 aprile perché lo abbiamo letto, scritto a caratteri cubitali dovunque, sui muri, sui giornali, perché per noi c'è solo un buco, una spaccatura fra la notte del 5 aprile e il resto del tempo. Io, personalmente, ricordo quella domenica, che poi era domenica delle palme, perché ero appena tornato a L'Aquila, come al solito su un pullman dell'Arpa cercando di vedere in qualche modo una partita dell'inter in streaming, una partita qualsiasi ma che, in realtà,  a un amico ha praticamente salvato la vita. E poi una serata con un altro mio grande amico passata al pub a vedere una partita di cui non mi fregava molto sinceramente, ma tant'é, bastava stare insieme. E quei maledetti seggiolini che iniziavano a tremare per le prime scosse alle quali ci eravamo tristemente abituati, ma che forse erano solo un avvertimento. Un avvertimento.
Avvertivano che qualcosa, che tutto sarebbe cambiato, che quelli che io continuo a descrivere come gli anni più belli della vita di un ragazzo, quelli dell'università, a noi non sarebbero stati riservati così,  a noi che fortunatamente siamo ancora tutti su questa terra il destino non aveva dato la possibilità di continuare un cammino insieme. Ed è ovvio e normale che ogni tanto ci si fermi a pensare a cosa sarebbe successo se nulla fosse successo, ma è altrettanto strano capacitarsi del fatto che è impossibile concepirlo, immaginarlo, perché appartiene tutto ad un'altra vita, perché tanto c'era prima e tanto è nato dopo, come se in un qualsiasi teatro la scenografia fosse ruotata completamente, lasciando i personaggi sempre uguali ma cambiando l'ambiente senza possibilità di rivederlo, portando con sé purtroppo anche parte del cast della nostra storia. Eh sì, proprio un cast, perché durante un film tutti gli attori entrano e escono in momenti diversi, pochi si incontrano per girare scene insieme, eppure alla cena finale si va tutti insieme perché ci si sente tutti parte della stessa pellicola. La vita non è un film, però, e mai frase scontata fu più esatta. La nostra paura è stata reale, l'immagine di me in un vicolo mentre dal cielo cadono pezzi di cornicione mi torna avanti ogni volta che passo in una stradina, la voglia di nascondersi a poche ore da quanto accaduto solo perché un treno aveva fatto vibrare le finestre io l'ho sentita, il mondo che tremava io l'ho visto, una vita che si frantumava davanti ai nostri occhi, che cambiava completamente faccia lasciando della vecchia solo una enorme cicatrice noi l'abbiamo vista. 
L'Aquila NOI l'abbiamo vista, e alcuni di noi continuano a vederla ripensando a come era, soffrendo per come è e non riuscendo a immaginare come sarà,  perché un muro come quello sul passato lo abbiamo sul futuro.
Dateci scopa e un secchio di colla, ad affiggere la nuova scenografia ci pensiamo noi. E tutta a colori.

martedì 18 settembre 2012

QUANDO UNA MELA MARCIA TOCCA LE ALTRE...

Da grande appassionato di tecnologia ho sempre cercato di avere il meglio, anche a costo di spese folli nelle quali spesso mi accompagnava mio padre, altrettanto amante della tecnologia migliore.
Siamo stati fra i primi clienti della 3 perchè pensavamo che la videotelefonia e in generale la videochat sarebbe stato qualcosa di realmente innovativo. Abbiamo sempre preferito il telefono grande mentre gli altri compravano il piccolo (ricordo ancora il gd della panasonic, una cosa minuscola, e l'immancabile star tac) perchè credevamo nella bontà del display grande; e così via per le altre cose.
Ho sempre speso molto quindi uccido sul nascere la considerazione che "siccome non te lo puoi permettere...":io mi sono sempre potuto permettere tutto.
Lungi da me il fazionismo, non ho mai difeso con prepotenza qualcosa senza sapere di essere nel giusto.
Su internet, sui giornali ultimamente è salita alla ribalta la sentenza Apple Samsung dove c'è stata la "sconfitta" di Samsung per questioni che, scusate, fanno davvero ridere, e spero di aprire gli occhi a qualcuno con questo mio post perchè sono sinceramente un po' stufo di tanta ignoranza anche da persone che si ritengono esperte.
La Samsung è azienda leader nell' elettronica e uno dei più grandi fornitori mondiali, ma soprattutto il più grande fornitore della stessa Apple, pertanto voi che declamate tanto il retina display e il processore sappiate che sono opera di Samsung.
Detto questo il tribunale che ha dato ragione alla Apple si trova a pochi km di distanza dalla sede della stessa, e pensate che colpo sarebbe stato per la zona perdere una sentenza come questa, anche alla luce della sempre latente guerra fredda usa vs rest of the world, nonchè a livello lavorativo. Cose del genere in Italia fanno notizia, cioè quando si tengono processi giocati in casa e si vincono, allora si vuole far spostare il processo perchè si dice che la decisione non è stata giusta.
Ma siccome forse al consumatore non interessano queste cose andiamo avanti e vi farò vedere come la grande originalità tanto cantata da quelli della mela forse non esiste, o almeno non del tutto.
Innanzitutto iniziamo dall'unico salvabile in parte, ossia l'ipod. L ì c'è la vera rivoluzione, la musica è cambiata davvero, però...
Però quel maledetto iTunes, per mettere una canzone ti fa disperare e poi, se ad un amico piace avere il cavetto non basta per passargliela perchè in effetti non è proprio un MP3, e bisogna usare mezzi tipo yamipod, soluzioni che non sono per tutti.
E poi, cavolo, che bello un ipod con tanto spazio sopra! Sì ma se non ci posso mettere anche dei dati e mi devo portare anche l'hard disk che senso ha quella mattonella? Voi direte "vabbè ma è un lettore musicale" e sono d'accordo, ma allora perchè fare i telefoni con navigatore, fotocamera, ecc... se quello è solo un telefono???
Lasciamo l'iPod, che ancora si difende bene perchè ha creato realmente un mondo (anche se a me, dopo un po', ha stufato) e passiamo ad un altro oggetto rivoluzionario, anzi come dicono loro, risoluzionario:ipad.
Allora l'ipad è la prova lampante che in Apple sono bravi a creare bisogni inesistenti. I Tablet esistono da tantissimo tempo, potrete cercare il Samsung origami e l'HTC per averne conferma, ma la moda è la moda. Un oggetto di quasi 1kg, per andare su internet dal divano, per guardare qualche film e per giocare: perfetto! Ok per i giochi ma internet è monco per via del flash player e caricare un film su ipad è impresa epica sempre per colpa del maledetto iTunes! E poi nessuno aveva bisogno di tablet fin quando non hanno creato il bisogno, e vi dico che io quando è stato presentato il primo ero in trepidante attesa per poterlo comprare, ma non mi ha eccitato come ad altri.
E, dulcis in fundo, voglio tenere il mito della Apple, quello che secondo loro ha inventato il telefono, anche se qualche tempo fa aveva problemi a telefonare: iphone.
Iphone è veramente il top della Apple, ti da funzioni innovative che altri telefoni si scordano...perché non ci pensano più in quanto sono vecchie come il cucco.
Per capirsi i primi iPhone non facevano video e mms, e gli altri già videochiamavano, aveva una fotocamera da 2mpx mentre gli altri l'avevano da 5, e così via...
Ah dimentico una cosa che permane ancora adesso:il bluetooth!
Sì perché i possessori dell'iphone pensano che tutti debbano avere un iphone, quindi se faccio una foto e a mia mamma con l'n70 piace e la vuole sul telefono mica mi posso abbassare a mandarla con il bluetooth, te la mando via mail! Cioè io penso che la grandezza di una cosa si vede soprattutto nella propria retroattività. Il più grande deve poter comunicare con il più piccolo, ma ciò non va bene per iPhone, e con il bluetooth ci usi solo l'auricolare.
Eh sì è sottile, e ciò perché non è espandibile ed ha una batteria che è la metà delle altre per carica.
Eh ma è il telefono più sottile del mondo, hanno detto in conferenza per iphone5: peccato che sia una bugia bella e buona, perché Razr e Huawei sono più sottili e con capacità migliori, quindi sono da premiare per quanto fatto.
Eh ma ora è più grande, si ma il display non è neanche in hd e inoltre le vecchie app ai vedranno in letterbox; sapete che vuol dire? Pensate alla tv quando vedete un film 4:3 e 16:9, vi compaiono la bande nere di lato che ridimensionano in piccolo? Ecco il letterbox!
E poi foto panoramiche già presenti su altri telefoni da una vita, e così via...
Dove sta il potere di una macchina del genere? Sta nella moda, nel fatto che venda perché fa moda, perché a qualcuno effettivamente piace quella forma che non ha nemmeno ergonomia. E sapete chi è l'unica azienda che sta rubando il mercato alla Apple e al suo IPhone anche in fatto di bellezza? LA SAMSUNG! E la Apple cosa fa? La porta in tribunale e i giudici danno pure ragione sulla base sapete di quale fatto? Che in America si brevetta qualsiasi cosa! Cioè il cliente è stato preso per stupido perché si dice che si possa confondere guardando un iPhone e un galaxy, o anche un ipad e un galaxy tab...
Clienti siete una massa di ciecati secondo loro, nonché degli stupidi... Mah!
E poi chiedete 2 anni di garanzia per legge? Scordateli, in Apple se volete il secondo anno lo pagate!!
E pensare che io ad ogni presentazione della'iphone ero lì aspettando l'innovazione che mi portasse a comprarlo ma niente, proprio niente...
Io so che ci saranno persone che acquisteranno iPhone 5 perché è iPhone 5, senza sapere nemmeno a cosa serve, che magari non avranno mai bisogno di dover attaccare una chiavetta usb al telefono, perché useranno solo dita sporche su quel bel display, ma solo per moda.
Però qualcuno sta iniziando a capire, non è più così schiacciante il dominio, e lo dimostra il fatto che hanno dovuto ingrandire le forme...
Con questo chiudiamo il post e vi pubblico un paio di cose.
Una soprattutto è testimonianza di come si tengono i clienti, perché è una foto dell' esperienza che Samsung mi ha fatto fare scegliendo come tedoforo olimpico per Londra 2012: oltre ai prodotti migliori anche questo...
Quando la mela marcia tocca le altre tutte marciscono, questo è vero. Ma io in questo caso tifo per il verme!
Ps. Per l' originalità delle forme vi invito a un piccolo giro su internet, per esempio a cercare Apple e Braun...


lunedì 21 maggio 2012

Noi...


Questo post è dedicato a Noi, 
Noi che siamo la generazione del futuro, 
Noi che costituiremo la società, 
Noi che siamo già la società, 
Noi che abbiamo voglia di lavorare, 
Noi che ci tolgono la voglia di lavorare, 
Noi che vogliamo una possibilità, 
Noi che la possibilità ce l’abbiamo solo se ce la creiamo, 
Noi che datemi una leva e vi solleverò il mondo, 
Noi che la leva sappiamo che c’è ma la fiducia manca, 
Noi che il futuro sarà peggio, 
Noi che sorridiamo in faccia al futuro…
Noi che l’amicizia è un valore sacro, 
Noi che ai tempi miei non c’era il divorzio, 
Noi che ai nostri tempi c’è il rispetto, 
Noi che l’uomo porta i pantaloni a casa, 
Noi che alla fine i jeans li compriamo anche alle donne,
Noi che la tv era tutta un’altra cosa, 
Noi che la tv la vorremmo tutta un’altra cosa…
Noi che sms, mms, what’s app, email, facetime, facebook, twitter, iphone, ipad, android, computer, 
Noi che “ah oggi è il tuo compleanno?”, 
Noi che “scusate il disagio del terremoto, è la Padania che si sta staccando”, 
Noi che abbiamo il vomito per quello che riescono a dire, 
Noi che il 6 Aprile non ridevamo, 
Noi che quella sera non eravamo al cinema…
Noi che il migliore di Noi lo abbiamo mandato in cielo, così ne protegge di più, 
Noi che la vita ci vuole mettere i bastoni tra le ruote, 
Noi che chi se ne frega, tanto abbiamo le ali, 
Noi che voi giovani avete la vita facile, 
Noi che dimmelo in faccia e parati le palle…
Noi che la forza sia con te, 
Noi che la forza siamo Noi!