venerdì 5 aprile 2013

Tra passato, presente e...

Quando accade un evento storico si fa a gara a chi dice per primo quella fatidica frase: "Io c'ero". È una frase che secondo me riprende involontariamente il "celo/mi manca" che da piccoli ripetevamo aprendo i pacchetti di figurine.
Ecco, io quell' "io c'ero" me lo rivenderei volentieri, e con me penso se lo sarebbero rivendute molto più volentieri altre 300 persone circa.
Non possiamo mentire, non possiamo fare gli ipocriti come i tg, come i politici, come chi guardando il calendario come controllasse il proprio onomastico ricorda che il 6 aprile qualcosa è davvero cambiato. Purtroppo.
Io, noi che eravamo lì quelle maledette ore ce le ricordiamo tutte. E la cosa più strana è che di solitocalla fine di una giornata tendiamo a dimenticare tutto quello che abbiamo fatto e passato nelle ore precedenti, e quella volta invece non è successo, contravvenendo a qualsiasi teoria della rimozione, piantando una bandiera, una tacca di riferimento, un qualcosa che segna il prima e il dopo. Si contano gli anni prima e dopo Cristo, prima e dopo il viaggio di Maometto, abbiamo mille calendari sparsi nel mondo, e noi ne abbiamo aggiunto nostro malgrado uno, non affiggendolo, non cerchiandolo di rosso ad ogni compleanno, non cerchiando alcuna data. Questo soprattutto perché,  effettivamente, noi sappiamo che quello che è successo è successo il 6 aprile perché lo abbiamo letto, scritto a caratteri cubitali dovunque, sui muri, sui giornali, perché per noi c'è solo un buco, una spaccatura fra la notte del 5 aprile e il resto del tempo. Io, personalmente, ricordo quella domenica, che poi era domenica delle palme, perché ero appena tornato a L'Aquila, come al solito su un pullman dell'Arpa cercando di vedere in qualche modo una partita dell'inter in streaming, una partita qualsiasi ma che, in realtà,  a un amico ha praticamente salvato la vita. E poi una serata con un altro mio grande amico passata al pub a vedere una partita di cui non mi fregava molto sinceramente, ma tant'é, bastava stare insieme. E quei maledetti seggiolini che iniziavano a tremare per le prime scosse alle quali ci eravamo tristemente abituati, ma che forse erano solo un avvertimento. Un avvertimento.
Avvertivano che qualcosa, che tutto sarebbe cambiato, che quelli che io continuo a descrivere come gli anni più belli della vita di un ragazzo, quelli dell'università, a noi non sarebbero stati riservati così,  a noi che fortunatamente siamo ancora tutti su questa terra il destino non aveva dato la possibilità di continuare un cammino insieme. Ed è ovvio e normale che ogni tanto ci si fermi a pensare a cosa sarebbe successo se nulla fosse successo, ma è altrettanto strano capacitarsi del fatto che è impossibile concepirlo, immaginarlo, perché appartiene tutto ad un'altra vita, perché tanto c'era prima e tanto è nato dopo, come se in un qualsiasi teatro la scenografia fosse ruotata completamente, lasciando i personaggi sempre uguali ma cambiando l'ambiente senza possibilità di rivederlo, portando con sé purtroppo anche parte del cast della nostra storia. Eh sì, proprio un cast, perché durante un film tutti gli attori entrano e escono in momenti diversi, pochi si incontrano per girare scene insieme, eppure alla cena finale si va tutti insieme perché ci si sente tutti parte della stessa pellicola. La vita non è un film, però, e mai frase scontata fu più esatta. La nostra paura è stata reale, l'immagine di me in un vicolo mentre dal cielo cadono pezzi di cornicione mi torna avanti ogni volta che passo in una stradina, la voglia di nascondersi a poche ore da quanto accaduto solo perché un treno aveva fatto vibrare le finestre io l'ho sentita, il mondo che tremava io l'ho visto, una vita che si frantumava davanti ai nostri occhi, che cambiava completamente faccia lasciando della vecchia solo una enorme cicatrice noi l'abbiamo vista. 
L'Aquila NOI l'abbiamo vista, e alcuni di noi continuano a vederla ripensando a come era, soffrendo per come è e non riuscendo a immaginare come sarà,  perché un muro come quello sul passato lo abbiamo sul futuro.
Dateci scopa e un secchio di colla, ad affiggere la nuova scenografia ci pensiamo noi. E tutta a colori.

martedì 18 settembre 2012

QUANDO UNA MELA MARCIA TOCCA LE ALTRE...

Da grande appassionato di tecnologia ho sempre cercato di avere il meglio, anche a costo di spese folli nelle quali spesso mi accompagnava mio padre, altrettanto amante della tecnologia migliore.
Siamo stati fra i primi clienti della 3 perchè pensavamo che la videotelefonia e in generale la videochat sarebbe stato qualcosa di realmente innovativo. Abbiamo sempre preferito il telefono grande mentre gli altri compravano il piccolo (ricordo ancora il gd della panasonic, una cosa minuscola, e l'immancabile star tac) perchè credevamo nella bontà del display grande; e così via per le altre cose.
Ho sempre speso molto quindi uccido sul nascere la considerazione che "siccome non te lo puoi permettere...":io mi sono sempre potuto permettere tutto.
Lungi da me il fazionismo, non ho mai difeso con prepotenza qualcosa senza sapere di essere nel giusto.
Su internet, sui giornali ultimamente è salita alla ribalta la sentenza Apple Samsung dove c'è stata la "sconfitta" di Samsung per questioni che, scusate, fanno davvero ridere, e spero di aprire gli occhi a qualcuno con questo mio post perchè sono sinceramente un po' stufo di tanta ignoranza anche da persone che si ritengono esperte.
La Samsung è azienda leader nell' elettronica e uno dei più grandi fornitori mondiali, ma soprattutto il più grande fornitore della stessa Apple, pertanto voi che declamate tanto il retina display e il processore sappiate che sono opera di Samsung.
Detto questo il tribunale che ha dato ragione alla Apple si trova a pochi km di distanza dalla sede della stessa, e pensate che colpo sarebbe stato per la zona perdere una sentenza come questa, anche alla luce della sempre latente guerra fredda usa vs rest of the world, nonchè a livello lavorativo. Cose del genere in Italia fanno notizia, cioè quando si tengono processi giocati in casa e si vincono, allora si vuole far spostare il processo perchè si dice che la decisione non è stata giusta.
Ma siccome forse al consumatore non interessano queste cose andiamo avanti e vi farò vedere come la grande originalità tanto cantata da quelli della mela forse non esiste, o almeno non del tutto.
Innanzitutto iniziamo dall'unico salvabile in parte, ossia l'ipod. L ì c'è la vera rivoluzione, la musica è cambiata davvero, però...
Però quel maledetto iTunes, per mettere una canzone ti fa disperare e poi, se ad un amico piace avere il cavetto non basta per passargliela perchè in effetti non è proprio un MP3, e bisogna usare mezzi tipo yamipod, soluzioni che non sono per tutti.
E poi, cavolo, che bello un ipod con tanto spazio sopra! Sì ma se non ci posso mettere anche dei dati e mi devo portare anche l'hard disk che senso ha quella mattonella? Voi direte "vabbè ma è un lettore musicale" e sono d'accordo, ma allora perchè fare i telefoni con navigatore, fotocamera, ecc... se quello è solo un telefono???
Lasciamo l'iPod, che ancora si difende bene perchè ha creato realmente un mondo (anche se a me, dopo un po', ha stufato) e passiamo ad un altro oggetto rivoluzionario, anzi come dicono loro, risoluzionario:ipad.
Allora l'ipad è la prova lampante che in Apple sono bravi a creare bisogni inesistenti. I Tablet esistono da tantissimo tempo, potrete cercare il Samsung origami e l'HTC per averne conferma, ma la moda è la moda. Un oggetto di quasi 1kg, per andare su internet dal divano, per guardare qualche film e per giocare: perfetto! Ok per i giochi ma internet è monco per via del flash player e caricare un film su ipad è impresa epica sempre per colpa del maledetto iTunes! E poi nessuno aveva bisogno di tablet fin quando non hanno creato il bisogno, e vi dico che io quando è stato presentato il primo ero in trepidante attesa per poterlo comprare, ma non mi ha eccitato come ad altri.
E, dulcis in fundo, voglio tenere il mito della Apple, quello che secondo loro ha inventato il telefono, anche se qualche tempo fa aveva problemi a telefonare: iphone.
Iphone è veramente il top della Apple, ti da funzioni innovative che altri telefoni si scordano...perché non ci pensano più in quanto sono vecchie come il cucco.
Per capirsi i primi iPhone non facevano video e mms, e gli altri già videochiamavano, aveva una fotocamera da 2mpx mentre gli altri l'avevano da 5, e così via...
Ah dimentico una cosa che permane ancora adesso:il bluetooth!
Sì perché i possessori dell'iphone pensano che tutti debbano avere un iphone, quindi se faccio una foto e a mia mamma con l'n70 piace e la vuole sul telefono mica mi posso abbassare a mandarla con il bluetooth, te la mando via mail! Cioè io penso che la grandezza di una cosa si vede soprattutto nella propria retroattività. Il più grande deve poter comunicare con il più piccolo, ma ciò non va bene per iPhone, e con il bluetooth ci usi solo l'auricolare.
Eh sì è sottile, e ciò perché non è espandibile ed ha una batteria che è la metà delle altre per carica.
Eh ma è il telefono più sottile del mondo, hanno detto in conferenza per iphone5: peccato che sia una bugia bella e buona, perché Razr e Huawei sono più sottili e con capacità migliori, quindi sono da premiare per quanto fatto.
Eh ma ora è più grande, si ma il display non è neanche in hd e inoltre le vecchie app ai vedranno in letterbox; sapete che vuol dire? Pensate alla tv quando vedete un film 4:3 e 16:9, vi compaiono la bande nere di lato che ridimensionano in piccolo? Ecco il letterbox!
E poi foto panoramiche già presenti su altri telefoni da una vita, e così via...
Dove sta il potere di una macchina del genere? Sta nella moda, nel fatto che venda perché fa moda, perché a qualcuno effettivamente piace quella forma che non ha nemmeno ergonomia. E sapete chi è l'unica azienda che sta rubando il mercato alla Apple e al suo IPhone anche in fatto di bellezza? LA SAMSUNG! E la Apple cosa fa? La porta in tribunale e i giudici danno pure ragione sulla base sapete di quale fatto? Che in America si brevetta qualsiasi cosa! Cioè il cliente è stato preso per stupido perché si dice che si possa confondere guardando un iPhone e un galaxy, o anche un ipad e un galaxy tab...
Clienti siete una massa di ciecati secondo loro, nonché degli stupidi... Mah!
E poi chiedete 2 anni di garanzia per legge? Scordateli, in Apple se volete il secondo anno lo pagate!!
E pensare che io ad ogni presentazione della'iphone ero lì aspettando l'innovazione che mi portasse a comprarlo ma niente, proprio niente...
Io so che ci saranno persone che acquisteranno iPhone 5 perché è iPhone 5, senza sapere nemmeno a cosa serve, che magari non avranno mai bisogno di dover attaccare una chiavetta usb al telefono, perché useranno solo dita sporche su quel bel display, ma solo per moda.
Però qualcuno sta iniziando a capire, non è più così schiacciante il dominio, e lo dimostra il fatto che hanno dovuto ingrandire le forme...
Con questo chiudiamo il post e vi pubblico un paio di cose.
Una soprattutto è testimonianza di come si tengono i clienti, perché è una foto dell' esperienza che Samsung mi ha fatto fare scegliendo come tedoforo olimpico per Londra 2012: oltre ai prodotti migliori anche questo...
Quando la mela marcia tocca le altre tutte marciscono, questo è vero. Ma io in questo caso tifo per il verme!
Ps. Per l' originalità delle forme vi invito a un piccolo giro su internet, per esempio a cercare Apple e Braun...


lunedì 21 maggio 2012

Noi...


Questo post è dedicato a Noi, 
Noi che siamo la generazione del futuro, 
Noi che costituiremo la società, 
Noi che siamo già la società, 
Noi che abbiamo voglia di lavorare, 
Noi che ci tolgono la voglia di lavorare, 
Noi che vogliamo una possibilità, 
Noi che la possibilità ce l’abbiamo solo se ce la creiamo, 
Noi che datemi una leva e vi solleverò il mondo, 
Noi che la leva sappiamo che c’è ma la fiducia manca, 
Noi che il futuro sarà peggio, 
Noi che sorridiamo in faccia al futuro…
Noi che l’amicizia è un valore sacro, 
Noi che ai tempi miei non c’era il divorzio, 
Noi che ai nostri tempi c’è il rispetto, 
Noi che l’uomo porta i pantaloni a casa, 
Noi che alla fine i jeans li compriamo anche alle donne,
Noi che la tv era tutta un’altra cosa, 
Noi che la tv la vorremmo tutta un’altra cosa…
Noi che sms, mms, what’s app, email, facetime, facebook, twitter, iphone, ipad, android, computer, 
Noi che “ah oggi è il tuo compleanno?”, 
Noi che “scusate il disagio del terremoto, è la Padania che si sta staccando”, 
Noi che abbiamo il vomito per quello che riescono a dire, 
Noi che il 6 Aprile non ridevamo, 
Noi che quella sera non eravamo al cinema…
Noi che il migliore di Noi lo abbiamo mandato in cielo, così ne protegge di più, 
Noi che la vita ci vuole mettere i bastoni tra le ruote, 
Noi che chi se ne frega, tanto abbiamo le ali, 
Noi che voi giovani avete la vita facile, 
Noi che dimmelo in faccia e parati le palle…
Noi che la forza sia con te, 
Noi che la forza siamo Noi!

giovedì 1 marzo 2012

Scribo ergo sum


Il primo foglio modello “epic fail ” patafixato su quella sorta di wall of consciousness dell’ufficio è una vignetta che riguarda il gatto di Schroedinger, e da quel momento ne ho sentito parlare una marea di volte. Non che non sapessi di cosa si trattasse, ma è iniziata una sorta di persecuzione nei miei confronti di questo felino tanto caro alla fisica quantistica.
Il post di oggi inizialmente avrebbe dovuto essere legato al significato che i numeri hanno nella nostra vita, e questo mosso tutto dalla bisestilità dell’anno in corso. Ma un programma ieri mi ha fatto cambiare l’argomento della discussione.
Facciamo un esperimento: prendete un laccio della vostra scarpa e ditemi quanto è lungo, ammetto lo zero solo da alcune donne con decollète e uomini con mocassini. Ecco, avete misurato qualcosa che in realtà non esiste! Impossibile, vero? Eppure è così, o meglio così è “in realtà”.
Eh già, perché la realtà non esiste ma esiste quello che vediamo, gli alberi ci sono perché ci siamo noi a provarne l’esistenza, ma se noi non ci fossimo chi potrebbe sapere se esistono? Questa disputa è stata una delle più infervorate della fisica moderna, ed è qualcosa che fondamentalmente demolisce il concetto di esistenza come qualcosa di univoco. Le cose possono esistere e al contempo non esistere, ma il nostro essere legati al concetto di esistenza come qualcosa del tipo “non può non esistere se la vedo!” non è concepibile nella fisica quantistica.
Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che siamo noi a determinare il mondo, che se nessuno guarda nessuno prova, che quel maledetto gatto è vivo e morto contemporaneamente, e non sono ammesse terze scelte ipotizzate da correggesi rock. Pensate anche un’altra cosa che potrebbe farvi strabuzzare gli occhi: noi siamo fatti di spazio!! L’atomo è sostanzialmente vuoto e se togliessimo tutto lo spazio l’intero genere umano sarebbe delle dimensioni di una zolletta di zucchero!
Potere della scienza quando si muove a braccetto con la filosofia!!!!
Tutto potrebbe essere misurato nel modo più preciso, e non sarebbe il più preciso! Il concetto di lunghezza non esiste davvero, e se qualcuno vi dice che nel cervello avete solo aria è proprio vero!!! ;)
Al di là della noia nascosta irrimediabilmente in queste poche righe, ma che mi hanno affascinato tanto da volervi rendere partecipi di tutto ciò, il concetto fondamentale è che “cogito ergo sum” è una frase e un concetto quanto mai moderno.
E menomale che i neutrini non si sono rivelati più veloci della luce, sennò succedeva un altro guaio, probabilmente avremmo dovuto ricalibrare tutti gli autovelox!!!!
A parte questo molti pensano che questa fisica non serva a nulla, che roba tipo la relatività sia per pochi eletti e, in fondo, nessuno la usa nel quotidiano. Ma è forse vero? Io penso di no!
Qualcuno sa che grazie alla relatività i navigatori sono precisi, mentre senza di essa accumulerebbero un errore di circa 11 km? E qualcuno sa che la fotosintesi che ci permette di respirare, di mangiare, di vivere è solo il risultato della meccanica quantistica?
Tutto è fisica, tutto è interpretabile con la matematica…
Ma voi pensate veramente che il genere umano sia riducibile solo al concetto dimensionale di una zolletta di zucchero?
Vedete questi sono i miei pensieri ogni tanto, quando sono in viaggio, quando guardo le altre persone: è possibile che un insieme di reazioni chimiche creino qualcosa di così meraviglioso come l’uomo? Non tutto può essere materia, ci deve essere qualcos’altro, ma non so cosa; anche perché già la materia, alla luce di quanto sopra, non la conosciamo bene, figuriamoci il resto!
E i vostri lacci quanto sono lunghi? E il vostro gatto è vivo?
Scrivo, quindi esisto.

martedì 21 febbraio 2012

Imitazionedellavita vs. le serie tv


E rieccoci qui sul blog! Dopo un po’ di silenzio, forse parzialmente dovuto alla neve che va sciogliendosi e al tempo perso a far sloggiare qualche pinguino da casa, un nuovo post sta nascendo.
Questa volta prendo spunto da qualcosa che tutti, prima o poi, proviamo, abbiamo provato o magari proveremo anche fra qualche minuto, e questo qualcosa è quel rapporto che si instaura fra te e una qualche forma di finzione televisiva, sia essa un film o una serie tv.
Perché vi scrivo questo? Beh ieri sera ho visto le ultime due puntate della mia serie tv preferita, e sono state le ultime in assoluto, perché la produzione ha così annunciato. E a mente fredda, dopo le lacrime versate per qualcosa e qualcuno che ti hanno accompagnato per cinque anni in qualsiasi condizione di spazio e tempo, mi sovviene una riflessione.
Vedete, la tv, salvo innovazioni tecnologiche dell’ultim’ora, è una scatola con un pezzo di vetro, il quale una volta era bombardato da un fascio elettronico che, tramite interazioni chimiche, creava le immagini. Ad oggi vi sono sistemi molto più complicati, LED, plasma, LCD,ecc… ma il nucleo centrale è sempre quello: cambia la tecnologia, ma la tv è sempre sostanzialmente un pezzo di vetro illuminato.
E dietro a questo pezzo di vetro illuminato c’è un cavo, il tanto declamato cavo coassiale, che porta il segnale alla tv. E il segnale è ancora la volta una maratona elettronica che chissà da quanto lontano viene e che, sostanzialmente, ha origine nel cervello umano. La tv e il cinema sono, nella loro accezione più pura, delle forme d’arte.
Così come opere di artisti famosi creano quel senso di partecipazione nella gente quando le si osserva, così fa il cinema, e nel loro piccolo anche le serie tv.  Tu guardi e sei protagonista, oggi nel 3d sparano e tu ti sposti, nel 2d sparano alla protagonista e tu piangi. Al di là della parentesi motoria nella visione del film il risultato è lo stesso: il cinema penetra nell’animo, e ti porta in una dimensione tutta particolare.
Lasciamo perdere ponti di Einstein Rose, buchi neri o altre robe alla Hawking: è una dimensione talmente strana da essere difficilmente descrivibile. È immedesimarsi nelle situazioni, è vedere i personaggi come i tuoi amici, è ridere con loro, è suggerirgli la prossima mossa, è anticiparli, è gioire e piangere. Nella fitta trama di un film è invischiarsi anima e corpo per circa 2 ore, cercando di uscirne vivo e soddisfatto del prezzo del biglietto.
Ma il film dura 2 ore, e se è una saga può arrivare a 20 ore. Ma una serie tv è diversa.
Spesso i personaggi delle serie tv sono attori che iniziano lì, o che comunque poco venivano considerati prima di girare quella specifica serie. E la magia si nasconde proprio in questo. È più semplice per me immedesimarmi in un ragazzo semplice che in un Brad Pitt, al di là delle mie rotondità fisiche ;).
La mia serie tv preferita mi ha accompagnato per 5 lunghi anni, praticamente dall’inizio dell’università, mi ha fatto compagnia al freddo, in mezzo alla neve. Mi ha fatto gioire ad ogni nuova stagione e rattristare con una punta di desiderio ad ogni ultimo episodio, con la certezza che,a spettando un po’, una nuova stagione sarebbe stata lì. Mi ha fatto stare incollato allo schermo, con la mente a gridare “un’altra e basta” quasi fossi un bambino che chiede un “vola vola” al proprio papà. Mi ha fatto cambiare la suoneria del cellulare con la sigla, mi ha fatto addormentare tardi la notte, mi ha fatto fare il tifo per quel ragazzo semplice che cercava una vita come l’aveva sempre sognata, per poi accorgersi che in realtà chi l’aveva sognava la sua di vita.
E in tutto questo io mi innervosivo, mi arrabbiavo, gioivo, mi commuovevo, provavo praticamente gli stessi sentimenti dei protagonisti, e mi domandavo come sarebbe vivere così, come loro nella serie.
Mi ha fatto connettere miriadi di volte a ImDb per cercare riferimenti cinematografici dei nuovi attori che si susseguivano, delle comparse, per essere pronto a strillare alla puntata successiva che tu quello lo avevi già visto a qualche parte, come se ti dovesse sentire chissà chi.
È vero, chi leggerà questo post penserà di avere davanti uno stupido NERD che non ha niente da fare che guardare serie tv, e prenderò questo come un complimento perché spesso dalle serie tv si può imparare.
Si impara che è bello cercare di realizzare i propri sogni e i propri desideri, che nulla è irraggiungibile, che nelle grandi cose la semplicità è sempre la regina, che è bello distinguersi dalla norma. Si impara che anche la reginetta del ballo può innamorarsi del primo della classe,che ogni volta che qualcosa sembra risolto c’è un nuovo cattivo pronto a darti battaglia nella stagione successiva, ma che il bene e l’amore alla fine trionfano sempre.
Avete indovinato quale serie è? Gli indizi sono nascosti nel post, (e anche nel titolo, che non è una dichiarazione di guerra alle serie tv, anzi...) e spero di avervi invogliato a vederla come è stato con la mia ragazza, che si è innamorata tanto di questa serie.
Vi lascio con la sigla di questa serie tv, perché in realtà è come lasciarvi con un pezzo di me, per imparare a conoscermi di più anche attraverso i miei gusti, oltre che con i miei post.
Goodbye.


martedì 14 febbraio 2012

Be my Valentine...


San Valentino
la festa di ogni cretino
che crede di essere amato
ma poi ci rimane fregato!
Al di là dei “TI AMO”, “MI VUOI SPOSARE?” e dolcezze varie degne di un Willy Wonka de noantri, il ritornello di cui sopra è quello più ripetuto da quelli che, magari, si dedicano ai festeggiamenti nella seconda settimana di Novembre.
Oggi è la festa degli innamorati, e come poteva mancare un post da parte mia, ultimo spadifero di una generazione combattente in nome dell’amore romantico. L’amore che move il Sole e l’altre stelle, il motivo ispiratore di tante opere, centro di gravità delle migliaia di baci catulliani, il sentimento vero e puro che segna la linea di demarcazione fra l’uomo e l’animale, mentre altri sentimenti rendono sempre meno evidente questa linea di Maginot dell’evoluzione.
Nei giorni che ci introducevano a questa settimana è venuta a mancare una delle migliori cantanti degli ultimi tempi, Whitney Houston. Lungi dall’essere retorico come tanti servizi televisivi che si sono susseguiti e si susseguono in tv sui maledetti della musica, bisogna dire che quando si muore così ci se la va a cercare, ma ciò non toglie che la musica prodotta da questa grande artista rimanga nell’universo delle liriche.
Molte delle sue canzoni sono legate all’amore, e questo ancora una volta testimonia il fatto che è proprio l’amore la vera musa ispiratrice dell’arte, e sempre lo sarà.
Ai giorni nostri c’è molta confusione su cosa significhi amare. Sia chiaro, non che una volta fosse meglio, in realtà ogni tempo ha avuto i suoi problemi e le eccezioni ci sono sempre state. Molto spesso ci si sposava per necessità, “tanto l’amore verrà…”, altre volte per stupide tradizioni giustificate da motivi religiosi che lasciano il tempo che trovano, e oggi si torna in alcuni casi ad una sorta di sentimento neandertaliano in cui non si distingue il desiderio di accoppiamento dal vero amore.
Io, come già precedentemente presentatomi, mi vedo costretto a sguainare la spada e a difendere, per quello che posso, questa nobile emozione (tanto con l’arco già ci se la vede qualcun altro! J ).
Vedete, non voglio assurgere a insegnante del’amore, ma voglio solo esprimere quello che penso a riguardo.
È troppo facile dire che per amore bisogna rinunciare a qualcosa, bisogna pensare all’altro, ecc… ma tra il dire e il fare c’è tutta l’acqua del mondo, non il mare.
Le persone hanno bisogni, e due persone insieme hanno ancora più bisogni, che stranamente non rispondono alla semplice moltiplicazione matematica, ma sono maggiori, così come maggiori sono le emozioni per ogni persona.
Nel vero amore ognuno gioisce delle gioie dell’altro, ognuno soffre delle altrui sofferenze, e insieme spesso si trova la forza per superare qualsiasi cosa, per affrontare i problemi. Anche una normale litigata può essere una fertile occasione di conoscenza per due persone che, checché se ne dica, sono comunque “straniere”. Bisogna sopportare, bisogna concedere e non concedere, bisogna aggiungere alla normalità un pizzico di magia in modi quasi alchimistici. Non bisogna lasciare i fiorai ai funerali o alle inaugurazioni di locali o altre festività, non è vero che alle donne non piacciono i fiori se piacciono anche a me che sono uomo e piacciono anche a chi ne è allergico ( ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale ;) ).
Non bisogna sostituire le assenze con i regali, anche se sembrano un buon modo per compensare le mancanze. Ma mi sento di sfatare un piccolo mito che l’amore bisogna alimentarlo giorno per giorno, o almeno mi sento di sfatarlo secondo l’accezione che a volte assume questa frase. Non bisogna stare insieme ogni singolo minuto della giornata perché l’amore diventa abitudine e, infine, monotonia, non bisogna ridurre tutto alla semplice presenza fisica. Una telefonata a metà mattina inaspettata, un caffè appena svegli, una pizza o anche un panino ma mangiato in due può valere come mille crociere sul Nilo.
L’amore è nascosto nelle piccole cose, è troppo semplice essere felici sullo yacht!
La gioia di guardare negli occhi la persona che ami che è felice per te, la forza che si trova in quegli stessi occhi nei momenti di difficoltà vale molto di più di qualsiasi grandiosità materiale, perché è la testimonianza del vero amore. La ricetta dell’amore è passione, compassione, con un pizzico di magia e una gran dose di gioia di vivere, e nulla può negare il fatto che l grandi storie sono quelle in cui si divide tutto con l’altra persona pur mantenendo le proprie identità separate.
Per quanto mi riguarda nella mia personale ricetta aggiungerei e cerco di aggiungere sempre una dose molto abbondante di magia e di romanticismo, perché credo che anche nelle piccole cose a tutte le donne piaccia sognare! Basti pensare al fatto che il mio film preferito è Notting Hill (di cui spero apprezzerete il video a lato della colonna sonora, un pezzo meraviglioso!), in cui una grande attrice di Hollywood si innamora della semplicità di un venditore di libri, che magari riusciva a darle nel suo piccolo più di quanto altri potessero darle. Chi ha già tanto cerca lo speciale, chi non ha niente cerca il tanto per poi accorgersi della meraviglia delle piccole cose…
Adesso vi lascio, perché questo post è iniziato come un riassunto delle puntate precedenti della fiction “AMORE”, è andato avanti schioppettando in aria come la bacchetta di una maestrina d’altri tempi, ed è finito come una sorta di proverbio. Auguro un buon San Valentino a tutte le coppie che leggeranno questo post, nella speranza che il loro amore, se è quello con la A mastodontica, possa durare sempre e per sempre.
Un TI AMO fa sempre piacere, non comodo.
E io sono un cretino?